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martedì 11 marzo 2025

La Coscienza (citta in lingua Pali) nelle sue manifestazioni

Il Buddha parlò di tutto ciò che è reale, perciò il contenuto del suo insegnamento può essere verificato mediante la nostra esperienza. Tuttavia, non conosciamo veramente le realtà più comuni della vita quotidiana, cioè i fenomeni mentali e i fenomeni fisici che si manife stano attraverso gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua, il senso corporeo e la mente; a quanto pare, siamo per lo più interessati al passato o al futuro. Scopriremo però che cosa è realmente la vita se conosceremo meglio le realtà del momento presente e se impareremo a esserne consapevoli allorché appaiono.

Il Buddha spiegò che il citta (la coscienza) è una realtà in sè. Potremmo tuttavia dubitarne,  come possiamo provare che la, o le coscienze, esistano come fenomeno?

domenica 12 aprile 2020

Abhidhamma nella vita quotidiana. Capitolo 5 - Le diverse gradazioni del lobha la brama o cupidigia



Proseguiamo con il 5° capitolo di Abhidhamma nella Vita Quotidiana di Nina Van Gorkom. Nel capitolo vengono esposte le diverse gradazioni della cupidigia o brama (lobha), uno dei cosiddetti tre veleni o 3 influssi negativi nei quali si radicano tutti gli altri, e di come la brama influenza e si manifesta nei nostri stati di coscienza  .

L'Abhidhamma è il terzo dei canestri (raccolte) del Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà.


CAPITOLO V

 Le diverse gradazioni del lobha

Il lobha o cupidigia conduce alla sofferenza: se veramente ce ne rendiamo conto, desideriamo estirparlo. Non si può tuttavia eliminarlo tutto a un tratto: si può sopprimerlo per qualche tempo, ma ricomparirà non appena ci saranno le condizioni adatte a farlo sorgere. Anche se sappiamo che il lobha porta sofferenza, è fatale che esso continui a sorgere. C’è però un modo per eliminarlo alla radice: esso può essere distrutto dalla saggezza che vede le cose così come sono.
Studiare il citta più in dettaglio ci può aiutare a conoscere noi stessi. Dovremmo analizzare non solo il lobha grossolano, ma anche le gradazioni più sottili del lobha.
Il seguente Sutta del Saṃyuttanikāya dà un esempio di un lobha molto sottile:

'Un tempo un certo monaco dimorava fra i Kosala in una macchia della foresta. Una volta il monaco, dopo aver mangiato ed essere tornato dalla questua, si tuffò in un laghetto e annusò un loto rosso. Allora una divinità che abitava in quella macchia, provando compassione per quel monaco, desiderando il suo bene e volendo suscitare in lui un senso di urgenza per la pratica, gli si avvicinò e si rivolse a lui con questa strofa:

domenica 17 novembre 2019

Abhidhamma nella vita quotidiana. Capitolo 4 - La brama o cupidigia



Proseguiamo con il 4° capitolo di Abhidhamma nella Vita Quotidiana di Nina Van Gorkom. Nel capitolo vengono esposte le caratteristiche della cupidigia o brama (lobha), uno dei cosiddetti tre veleni o 3 influssi negativi nei quali si radicano tutti gli altri, e di come la brama influenza e si manifesta nei nostri stati di coscienza  .

L'Abhidhamma è il terzo dei canestri (raccolte) del Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà.
La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba. Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.

N.B. questi argomenti sono di grande rilevanza per comprendere pienamente il pensiero, la metafisica e la visione della mente dal punto di vista buddhista, costituiranno tema di approfondimento nei futuri Incontri Domenicali
CAPITOLO IV

 Le caratteristiche del lobha (cupidigia)

I citta (le coscienze) sono di vari tipi: si possono classificare come kusala-citta (coscienze salutari), akusala-citta (coscienze non salutari), vipāka-citta (coscienze “risultanti”, cioè effetti) e kiriya-citta (coscienze “funzionali”, cioè citta che non sono né cause né effetti). In un solo giorno possono sorgere tutti questi tipi di citta, ma noi ne sappiamo ben poco. Per la maggior parte del tempo non ci rendiamo conto se un citta è kusala, akusala, vipāka o kiriya. Se impariamo a distinguere i vari tipi di citta, possiamo capire meglio noi stessi e gli altri; di conseguenza possiamo avere più compassione e gentilezza amorevole verso gli altri, anche se si comportano in un modo sgradevole.

domenica 5 maggio 2019

Abhidhamma nella vita quotidiana. Capitolo 3 - Citta la coscienza




Proseguiamo con il 3° capitolo di Abhidhamma nella vita quotidiana di Nina Van Gorkom, quello che descrive le funzioni della coscienza o citta .
L'Abhidhamma è il terzo dei canestri della Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà. La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.
N.B. questi post sono di grande rilevanza per comprendere pienamente il pensiero buddhista, costituiranno tema di approfondimento nei futuri Incontri Domenicali

CAPITOLO III

I diversi aspetti del citta (coscienza)


Il Buddha parlò di tutto ciò che è reale, perciò il contenuto del suo insegnamento può essere verificato mediante la nostra esperienza. Tuttavia, non conosciamo veramente le realtà più comuni della vita quotidiana, cioè i fenomeni mentali e i fenomeni fisici che si manife stano attraverso gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua, il senso corporeo e la mente; a quanto pare, siamo per lo più interessati al passato o al futuro. Scopriremo però che cosa è realmente la vita se conosceremo meglio le realtà del momento presente e se impareremo a esserne consapevoli allorché appaiono.

Il Buddha spiegò che il citta (la coscienza) è una realtà. Potremmo tuttavia dubitare che i citta siano reali. Come possiamo provare che i citta esistono? È possibile che ci siano solo fenomeni fisici e non fenomeni mentali? Ci sono molte cose nella nostra vita che diamo per scontate: la casa, il cibo, i vestiti e gli strumenti che usiamo ogni giorno. Queste cose non appaiono da sé, ma sono causate da una mente pensante, il citta. Esso è un fenomeno mentale che conosce o sperimenta qualcosa. Il citta non è come un fenomeno fisico che non sperimenta alcunché: per esempio, se ascoltiamo una musica che è stata scritta da un compositore, possiamo pensare che è stato il citta ad avere l’idea di scriverla ed è stato il citta che ha mosso la mano del compositore affinché egli scrivesse le note. La sua mano non potrebbe essersi mossa senza il citta.

lunedì 22 aprile 2019

Abhidhamma nella vita quotidiana. Capitolo 2 - I cinque aggregati



Proseguiamo, dopo il 1° importante capitolo di Abhidhamma nella vita quotidiana di Nina Van Gorkom, con il 2° capitolo, quello sugli aggregati.
L'Abhidhamma è il terzo dei canestri della Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà. La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.
Warning: questi post sono di grande rilevanza per comprendere pienamente il pensiero buddhista, costituiranno tema di approfondimento nei futuri Incontri Domenicali
 
CAPITOLO II

 I cinque khandha (aggregati)

Il Buddha scoprì la verità di tutti i fenomeni e conobbe per esperienza diretta la caratteristica di ogni fenomeno. Mosso da compassione, insegnò agli altri a vedere la realtà in molti modi, affinché essi potessero avere una comprensione più profonda dei fenomeni interni ed esterni.

Quando le realtà sono classificate in quanto paramattha- dhamma, sono distinte in

  citta,
  cetasika,
  rūpa e
  nibbāna.

I citta, i cetasika e i rūpa sono realtà condizionate (saṅkhāra- dhamma). Sorgono a causa di condizioni e svaniscono di nuovo: essi sono impermanenti. Il nibbāna è l’unico paramattha-dhamma incondizionato (asaṅkhata-dhamma): esso non sorge e non svanisce. Tutti e quattro i paramattha-dhamma sono anatta (non sé).
I citta, i cetasika e i rūpa possono essere classificati mediante le categorie dei cinque khandha. La parola khandha significa “gruppo”, “insieme”, “aggregato”. Ciò che è classificato come khandha sorge a causa di determinate condizioni, dopodiché svanisce. I cinque khandha non sono diversi dai tre paramattha-dhamma citta, cetasika e rūpa. Le realtà possono essere divise in varie categorie, a seconda delle quali ricevono particolari nomi.

I cinque khandha sono i seguenti:
  • rūpakkhandha, l’aggregato di tutti i fenomeni fisici 
  • vedanākkhandha, l’aggregato della sensazione (vedanā); 
  • saññākkhandha, l’aggregato della “percezione” o del ricordo 
  • saññāsaṅkhārakkhandha, l’aggregato delle  “formazioni” (saṅkhāra), che comprende cinquanta cetasika; 
  • viññāṇakkhandha o aggregato della coscienza (viññāṇa), che comprende tutti i citta (89 o 121).

domenica 14 aprile 2019

Abhidhamma nella vita quotidiana. Capitolo 1 - Realtà ultime


Proseguo, dopo aver pubblicato le prefazioni con la pubblicazione del 1° capitolo di Abhidhamma nella vita quotidiana di Nina Van Gorkom. L'Abhidhamma è il terzo dei canestri della Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà. La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba. Inizio con la prefazione della Gorkom, seguita dalla prefazione all'edizione italiana di A.Comba.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.

Warning: questo capitolo è di grande importanza, mettete in circolo più neuroni che potete...

CAPITOLO I
I quattro paramattha-dhamma (realtà ultime)

Ci sono due tipi di realtà: i fenomeni mentali o nāma e i fenomeni fisici o rūpa. Mentre il nāma sperimenta qualcosa, il rūpa non esperisce alcunché. Ciò che noi prendiamo per un “sé” consiste quindi solo in nāma e rūpa che sorgono e svaniscono. 
Dice Buddhaghosa:

È stato detto:
come per designare un insieme di parti si usa la parola “carro”,
così, quando ci si riferisce agli aggregati,
si usa il comune appellativo di “essere vivente”.

[...] Così in parecchie centinaia di Suttanta si è parlato solo di “nome e forma” anziché di un “essere vivente” o di una “persona”.
Perciò, allorché gli assi, le ruote, il carrello, il timone ecc. costituiscono in modo unitario un insieme di parti, ricevono il semplice appellativo comune di “carro”; ma, in senso assoluto, se si analizza ciascuna parte, non c’è nulla che si possa chiamare “carro” [...].
Proprio allo stesso modo, quando sono presenti i cinque aggregati dell’attaccamento, essi ricevono il semplice appellativo comune di “essere vivente”, di “persona”; ma, in senso assoluto, se si analizza ciascun dhamma, non c’è nulla che si possa chiamare “essere vivente”, che sia una base fisica per chi afferra [l’idea di] “Sono” (asmi) oppure “Io” (ahaṃ); in senso assoluto c’è invece soltanto il “nome e forma”.

lunedì 8 aprile 2019

Abhidhamma nella vita quotidiana. Intro e Prefazione Gorkom



Inizio con questo post la pubblicazione di un bel lavoro divulgativo sull'Abhidhamma di Nina Van Gorkom. L'Abhidhamma è il terzo dei canestri della Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà. La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba. Inizio con la prefazione della Gorkom, seguita dalla prefazione all'edizione italiana di A.Comba.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.

Prefazione di Nina V. Gorkom

Gli insegnamenti del Buddha, contenuti nel Tipiṭaka (“Tre canestri”), sono il Vinaya (libro della regola monastica), il Sutta o Suttanta (discorsi) e l’Abhidhamma. Tutt’e tre le parti del Tipiṭaka possono essere fonti inesauribili di ispirazione e di incoraggiamento alla pratica, allo sviluppo della retta comprensione delle realtà, che porterà infine a sradicare la visione errata e gli altri inquinanti. In tutt’e tre le parti del Tipiṭaka ci vengono dati insegnamenti sui dhamma, su tutto ciò che è reale.
Il vedere è un dhamma, è reale, e lo stesso si può dire del colore, della sensazione, dei nostri inquinanti.
Quando il Buddha conseguì l’illuminazione, conobbe con chiarezza tutti i dhamma così come sono realmente. Egli ci insegnò il “Dhamma”, l’insegnamento sulle realtà, affinché anche noi potessimo conoscere i dhamma così come sono. Senza l’insegnamento del Buddha noi ignoreremmo la realtà. Siamo inclini a prendere per permanente ciò che è impermanente, per piacevole ciò che è doloroso e insoddisfacente (dukkha) e per un “sé” ciò che è non sé. Lo scopo di tutt’e tre le parti del Tipiṭaka è insegnare lo sviluppo della via che conduce alla fine degli inquinanti.

domenica 27 maggio 2018

Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw - Originazione 2


Questo è il secondo di una serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011. Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio alcune parti meno rilevanti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore

 Originazione. 2

1.1  Il dhamma è solo per il saggio

Il Dhamma è sottile (nipuṇo) e può essere realizzato solo dal saggio (paṇḍitavedanīyo). Qui la parola “saggio” si riferisce a coloro che hanno la saggezza connessa all’insight, al Sentiero e al nibbāna. Il Dhamma non ha nulla a che vedere con la conoscenza secolare posseduta dai filosofi, dai capi religiosi, dagli scrittori o dai grandi scienziati. Comunque, chiunque può comprenderlo se contempla i fenomeni fisici e mentali nel momento in cui sorgono. Se attraversando progressivamente le fasi dell’insight, si otterranno il Nobile Sentiero e le sue quattro Fruizioni.

domenica 26 marzo 2017

L’insegnamento del fico

La natura ci fornisce sempre spunti e segnali singolari sui modi in cui le cose avvengono e si manifestano, piccoli segni, suggestioni che a volte ci sorprendono per la loro semplicità.

Qualche giorno fa ho fatto una piccola scoperta! In questa precoce primavera marzolina passeggiando tra le colline mi sono imbattuto in un albero di fico e quello che mi ha colpito è che in questo momento di rinascita, in cui le gemme spuntano dai rami, assieme alle prime gemme nel fico spuntano sin da subito i piccoli frutti. Devo confessare che non lo sapevo!
Pensavo che prima spuntassero le gemme, poi le foglie e poi piano, piano arrivassero i frutti, come accade per tante altre piante e frutti. Invece il fico no, almeno non quello.

Quei piccoli frutti cresceranno insieme a rami e foglie e matureranno, risponderanno alle condizioni climatiche, proprio come noi rispondiamo agli stimoli sensoriali, ma sono lì sin dalla prima rinascita ad ogni primavera. In fondo è un poco quello che capita a coloro che hanno la fortuna di avere una rinascita umana, grazie ad un Kamma proficuo.
In questo periodo nel gruppo di studio sull’Abhidhamma abbiamo trattato proprio il tema delle coscienze risultanti dal Kamma. Tra queste, in particolare, spicca quella singolare coscienza risultante chiamata Bhavanga o Life-continuum, che ci accompagna, dal momento della rinascita al momento del decesso. Essendo un fattore essenziale e vitale, tale coscienza è conosciuta come Bhavanga o ‘fattore del divenire’, è perciò la coscienza fondamentale di base dalla quale emergono tutte le nostre esperienze.

lunedì 30 gennaio 2017

Rupa la Materia o Materialità Rupa 2

La suddivisione della materia

Continuiamo con la trattazione della Materia cosi come viene esposte nell’Abhidhammattha Sangaha di Anuruddhacariya e in particolare nella traduzione in inglese dal Pali che ne fece Narada Thera.

In Rupa 1 bis abbiamo visto l’enumerazione della materia e come dai 4 Grandi Essenziali o 4 Elementi Fondamentali e dalle qualità materiali da loro derivate si formino 11 specie e come poi questi undici tipi di qualità materiali possano poi venire considerate e trattate come 28 rupa in base alle proprietà intrinseche, ovvero:
Essenziali, organi sensoriali, oggetti, sesso, cuore, vitalità e nutrimento sono 18 come materia.
Limitazione, (spazio), imposizione, abilità di  cambiamento  e  caratteristiche  –  cioè  10  –  sono condizionati (dal kamma). In tutto ve ne sono 28. Veniamo ora alla Suddivisione della materia.


Ora tutta questa materia si divide nelle seguenti categorie:


  • Senza radici o Ahetukam – Poiché non sono associati alle radici lobha, dosa, ecc
  • Causale o Sappaccayam – Poiché sono in relazione con le cause: Kamma, citta, utu e ahara.
  • Con influssi impuri o Sasavam – Quando servono come oggetti per gli Influssi impuri.
  • Condizionata o Sankhatam – Poiché sono condizionati da quattro cause: Kamma, citta, ecc
  • Mondana o Lokiyam – Poiché  sono  connessi  con  il  mondo  dei  Cinque  Aggregati  dell’Attaccamento (pañcupādānakkhandhaloka). Si deve evidenziare che non vi è nessun rupa ultramondano.
  • Pertinente alla Sfera dei sensi Kama o Kamavacaram – Poiché rientrano nella serie degli oggetti sensuali.
  • Senza oggetto  o Anarammanam – Poiché i rupa stessi non percepiscono oggetti. E’ la mente che percepisce gli oggetti attraverso i sensi. I Rupa servono come oggetti dei sensi.
  • Non sradicata o Appahatabbam - Poiché non vi è nessun graduale sradicamento della materia. “Indistruttibilità” della materia non è indicata da tale termine.

domenica 18 dicembre 2016

Rupa la Materia o Materialità. Rupa 1 bis



Introduzione ed enumerazione


Con questo post inizio la trattazione della materialità o rupa cosi come viene esposta nell'Abhidhammattha Sangha di Anuruddhacariya, e in particolare utilizzo la traduzione in inglese dalla lingua pali che ne fece Narada Thera. 
Utilizzo questa risorsa in quanto, per quel che ne so è l'unica che poi è stata tradotta in italiano da E. Alfano e che è scaricabile da canonepali.net
Come al solito questo argomento è di lettura poco scorrevole lo so, ma essendo una esposizione analitica delle realtà fondamentali o ultime non mi riesce proprio di rendere il testo più scorrevole. Come al solito cerco di semplificare la lettura ritoccando qui e là il testo e suddivido la trattazione completa in diversi post che verranno pubblicati in sequenza secondo la quintuplice suddivisione dell’analisi cosi come esposta nel Manuale di Narada.
Riprendo qui i contenuti di un post precedente Rupa 1, integrandoli con l'introduzione per una migliore esposizione

Introduzione

Vengono definiti in totale 28 Rupa. Viene spiegato come sono, come sorgono e come periscono. Rupa è la terza paramattha (realtà assoluta) citata nell’Abhidhamma, ed è uno dei due fattori prodotti, l’altro è nama (mente). Cosi come nama, anche rupa  è  qui analizzato  in dettaglio

giovedì 9 giugno 2016

..e noi non ce ne accorgiamo...

Qual è la ragione per cui nella pratica meditativa si insiste sullo sviluppo di una consapevolezza continua, in grado di conoscere ciò che accade momento per momento? Le risposte sono molte, ce le sentiamo ripetere in tutte le salse, libri interi trattano l’argomento.

Vorrei qui riportare un aspetto del processo cognitivo che la metafisica buddhista descrive in dettaglio nei libri canonici dell’Abhidhamma che ci dice qualcosa sulle potenzialità della consapevolezza nel cogliere anche gli aspetti più sottili che hanno luogo nel flusso delle coscienze. Per non tormentarvi troppo semplifico al massimo, per quanto possibile risparmiandovi anche i nomi tecnici di ogni coscienza, anche se qualcuno ce lo infilo per i più precisini.

Quando ci muoviamo nel mondo intorno a noi lo facciamo guardando, udendo, odorando, gustando, toccando un oggetto attraverso i sensi. Grazie alla mente e alle sue potenzialità viviamo, creiamo il mondo interiore pensando, creando, ricordando, immaginando, sognando ad occhi aperti e chiusi.

lunedì 16 maggio 2016

Semi che germogliano, solo semi che germogliano

“Io vi dico, che è assolutamente impossibile che azioni volute, previste, compiute, cessino la loro efficacia finché non se ne siano sperimentati i risultati, in questa vita o in altre vite future!

Ed è altrettanto impossibile che, senza aver sperimentato i risultati delle azioni passate, colui che le ha compiute sia in grado di porre fine alla sofferenza.

Possa questo essere così ben conosciuto da tutti!”

                                                          ‘Il Buddha’

Uno dei concetti che è entrato nel linguaggio comune qui in occidente è quello legato alla parola “karma”(in Pali: kamma), legandosi in qualche modo all’idea di destino o sorte. Molti utilizzano in maniera disinvolta questo concetto, creando ancora più incertezza intorno a ciò che si intende con la parola Kamma.
Non che sia ci sia niente di male, si tratta di un concetto e come tale può essere utilizzato e adattato ai contesti più diversi, soprattutto quando si vuole richiamare l’idea di destino ineluttabile o di una esperienza di vita che in qualche modo non giunge per caso.

sabato 11 aprile 2015

Ritiro meditazione e studio del Rupa la materialità


....se un uomo si sedesse, avvolgendosi in una bianca veste sino alla testa, sì che niente di lui rimanga scoperto; così pure un monaco siede, avvolgendo il corpo con l'a mente purificata, immacolato sì che niente della sostanza del suo corpo rimane scoperto. Così si esercita, e in lui svaniscono le concezioni errate e, con lo svanire di queste, l'intimo cuore si rinsalda, si unisce, si raccoglie. Da chiunque la meditazione del corpo sia così esercitata e seguita, da lui sono anche intuite tutte le cose salutari che portano alla conoscenza
Kayagasati sutta M.N 119

01 - 03 Maggio 2015
Centro di meditazione Pian dei Cilegi

Questo ritiro mira ad approfondire la conoscenza del rūpa, ovvero della dimensione fisica dell'esperienza. Essendo il rūpa un insieme di fenomeni più grossolano dei fenomeni mentali può essere utile come primo passo o punto d'appoggio per chi aspira a padroneggiare la propria mente.

lunedì 23 marzo 2015

Tetralogia degli elementi


Secondo la tradizione buddhista l'aspetto della forma o della materia, è costituito da quattro elementi fondamentali, li cito assieme al loro nome in lingua Pali: pathavi-la terra, apo-l’acqua, tejo-il fuoco e vayo-l’aria. Ed è in conseguenza delle continue e molteplici modalità con cui questi quattro si fondono tra di loro, predominando ora uno ora l’altro, che le forme del mondo intorno a noi e il nostro stesso corpo, assumono il loro aspetto. Per il pensiero buddhista questi quattro elementi rappresentano non tanto un certo tipo di sostanza esoterica o mistica, ma bensì le differenti manifestazioni e funzioni che governano la realtà fisica. Essi coesistono e sono inseparabili, ma nel mutare incessante delle configurazioni che assumono l’uno può prevalere sugli altri. Essi sono distinti non scientificamente, ma esperienzialmente come terra, acqua, fuoco e aria, vale a dire che è la nostra esperienza sensoriale che ne riconosce le qualità e le caratteristiche

lunedì 20 ottobre 2014

Akusala cetasikas - Stati mentali non proficui


https://www.youtube.com/channel/UC1npYl1jDZRAUS5PLpx7V5w
Pubblicati i video girati il 15 ottobre 2014 a Milano durante gli insegnamenti dati da Bhante Sujiva. Gli insegnamenti sono relativi agli stati mentali non proficui o akusala cetasikas. Abbiamo cosi continuato con l'esposizione degli stati mentali cosi come sono categorizzati e definiti nell'Abhidhamma, altrimenti chiamata dottrina superiore(in occidente viene spesso chiamata psicologia buddhista, ma è una definizione abbastanza impropria).
I video sono pubblicati nel canale youtube.com che utilizzo per la loro pubblicazione, sempre nel canale è possibile vedere tutti i video girati in precedenza. Vai al canale
Per semplicità di pubblicazione e visualizzazione i video sono stati suddivisi per renderli più fruibili.

Buona visione! Ma sopratutto buona contemplazione! Perchè poi quando arrivano dovete tenerli d'occhio!

lunedì 3 marzo 2014

Le realtà assolute o 'paramattha dhamma'

In questo post pubblico una roba un pochino astrusa, lo devo ammettere, adatta più che altro, forse, a noi 'dhamma-bum', vecchi volponi da ritiro, culi da cuscino, gente che si siede e non sai mica quando poi si alza, menti che corrono dietro a robe puntiformi, che i pensieri sono solo variazioni che scompaginano il flusso del continuum mentale....
Comunque, chi fosse interessato a scoprire come la filosofia buddhista descrive la realtà può cimentarsi con la lettura di ciò che segue, secondo me ne vale la pena, ma se vi stufate e trovate la cosa noiosa vi capisco, potete sempre sospendere per un pò, chennesò andate al cinema, fatevi una passeggiata fino alla prima pasticceria e compratevi un bignè, una sacher, una di quelle robe che si fanno per resistere in questa vita bislacca dove anche un blogger la può complicare..

sabato 16 novembre 2013

Gli stati mentali immorali o non proficui. Akusala Cetasikas

Esposizione dei 52 stati mentali

14 Akusala Cetasikas  

14 Stati mentali non proficui 
o immorali


Le brevi note relative agli stati mentali sono tratte dalla traduzione che E. Alfano ha pubblicato su www.canonepali.net del testo: Un Manuale dell'Abhidhamma, Narada Thera,


Proseguiamo con l'esposizione degli Stati mentali - Cetasikas, prendendo qui inconsiderazione quelli considerati come non proficui, sono quattordici:



1 Moha. Illusione - Confusione sulla natura della realtà - Ignoranza. Stato mentale radice 

Deriva dalla radice muh, essere perplesso, essere illuso. Moha è una delle tre radici del male ed è comune a tutti i tipi immorali di coscienza. E’ opposto a pañña - saggezza.
La caratteristica principale di moha è l’ignoranza sulla natura di un oggetto. Moha oscura la conoscenza di ognuno di noi riguardo al Kamma e alle relative conseguenze e alle Quattro Nobili Verità.

lunedì 28 ottobre 2013

52 Stati Mentali. Il secondo gruppo: i sei occasionali con brevi note di approfondimento

Esposizione dei 52 stati mentali
Le brevi note relative agli stati mentali sono tratte dalla traduzione che E. Alfano ha pubblicato su www.canonepali.net del testo: Un Manuale dell'Abhidhamma, Narada Thera,

I sei stati mentali Particolari-Occasionali 
diversamente dagli Universali questi cetasika-stai mentali si trovano solo in alcune classi di coscienza.

1. Applicazione iniziale
2. Applicazione sostenuta,
3. Decisione,
4. Sforzo,
5. Gioia,
6. Volizione.
Questi sei stati mentali vengono chiamati Particolari.
Così questi (tredici) stati mentali sono intesi come “comuni l'un l'altro”
(aññasamana, un termine tecnico applicato collettivamente a tutti i 13 cetasika che posono essere sia morali che immorali, secondo il tipo di coscienza in cui si trovano.)

martedì 22 ottobre 2013

52 Stati Mentali. Il primo gruppo: gli universali con brevi note di approfondimento

Esposizione dei 52 stati mentali

Le brevi note relative agli stati mentali sono tratte dalla traduzione che E. Alfano ha pubblicato su www.canonepali.net del testo:
Un Manuale dell'Abhidhamma
Narada Thera,


Il primo gruppo: I cosiddetti “universali”.

Questi sette stati mentali sono comuni ad ogni coscienza

1.Contatto
2. Sensazione
3 Percezione
4. Volizione
5. Concentrazione, unificazione della mente sull’oggetto
6. Vita psichica
7. Attenzione