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martedì 11 marzo 2025

La Coscienza (citta in lingua Pali) nelle sue manifestazioni

Il Buddha parlò di tutto ciò che è reale, perciò il contenuto del suo insegnamento può essere verificato mediante la nostra esperienza. Tuttavia, non conosciamo veramente le realtà più comuni della vita quotidiana, cioè i fenomeni mentali e i fenomeni fisici che si manife stano attraverso gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua, il senso corporeo e la mente; a quanto pare, siamo per lo più interessati al passato o al futuro. Scopriremo però che cosa è realmente la vita se conosceremo meglio le realtà del momento presente e se impareremo a esserne consapevoli allorché appaiono.

Il Buddha spiegò che il citta (la coscienza) è una realtà in sè. Potremmo tuttavia dubitarne,  come possiamo provare che la, o le coscienze, esistano come fenomeno?

giovedì 13 luglio 2023

Le Relazioni, l'Equilibrio, l'Armonia

Siamo, consapevolmente o no, immersi, circondati e sempre alla ricerca di relazioni. 

Ne abbiamo bisogno per sentirci bene, quando in qualche caso i risultano non sono quelli sperati, restiamo delusi, ma quando smettiamo di farlo non è un bel segno. La connessione con le cose, gli eventi e le persone intorno a noi è importante e non ci si sforza mai abbastanza nel coltivarla e gestirla. A scuola non viene insegnato nulla al riguardo, il mondo del lavoro troppo spesso divide piuttosto che aggregare, in ambito familiare non sempre le cose funzionano.

Ma ci sono alcune idee essenziali che possono aiutare. La connessione è l'esperienza dell'unità, delle relazioni condivise, dei sentimenti, delle storie vissute insieme.

sabato 23 luglio 2022

Gocce

Cè' una sorta di relazione tra il mondo intorno a noi e il modo in cui lo sperimentiamo, in cui lo sentiamo. Una delle abilità che sviluppiamo grazie alla pratica meditativa è proprio quella di imparare a osservare più a fondo questa relazione. 

Ciò che esiste: la materia intorno a noi, ciò che accade nelle infinite modalità in cui si manifestano le cose del mondo 'la fuori'; i colori, le forme, i sapori, le esperienze che ne facciamo e sperimentiamo sono, in grande misura, ciò che definiamo 'esistenza', e questo esistere si colora con le tonalità delle nostre esperienze interiori, il nostro sentire. La relazione tra quel 'qualcosa la fuori' e il sentire interiore costituisce il nostro campo di osservazione.

Il mondo con tutte le sue 'cose', i suoi universi e galassie nella sua immensità, con gli atomi e le particelle elementari che ne compongono la sostanza è in continuo mutamento. Tutto cessa e rinasce mentre la mente umana ne coglie solo quella porzione che i sensi le consentono di intercettare.

La mente umana non ha creato l'esistenza e quindi è sola. Là fuori c'è qualcosa che era già lì prima che le nostre abilità cognitive si sviluppassero.

lunedì 21 febbraio 2022

Cenni sugli oggetti di meditazione in vipassana

All’inizio della pratica meditativa, il praticante, auspicabilmente, viene istruito direttamente da un insegnante, che solitamente se ci si trova in un ritiro, lo invita a seguire determinate procedure fino a seguire con continuità un oggetto di meditazione principale con lo scopo principale di sviluppare calma e consapevolezza che sono gli stati mentali che contribuiscono al progresso dell'insight. Spesso invece si cerca su libri e testi, in qualche video e nelle molte meditazioni guidate pubblicate sul web, indicazioni su come portare avanti la propria pratica meditativa in vipassana. Nulla di sbagliato, specialmente in questi ultimi anni stravolti dalla Pandemia, ma spesso nei praticanti nascono dei dubbi sulle procedure o tecniche da adottare e in relazione all’oggetto di contemplazione. Proviamo ad approfondire un pochino questo aspetto.

lunedì 18 gennaio 2021

Il vuoto

Nella cultura occidentale, il concetto di ‘vuoto’ è visto come una condizione che desta preoccupazione, è spesso associato a situazioni problematiche come: perdita, assenza di energia, di senso o motivazione, depressione, apatia o nichilismo. Nelle culture orientali, nelle cui radici trovano origini molte tradizioni buddhiste le cose sono un poco differenti, proviamo ad approfondire come.
La parola cinese per vuoto è kōng (空); inteso come spazio. In molte religioni orientali, il vuoto è associato alla meditazione invece che alla negatività. Śūnyatā, l'insegnamento che tutte le cose sono prive di significato intrinseco, è un principio fondamentale del buddhismo. Anche il saggio taoista Lao Tzu sulla natura del vuoto scrisse: “uniamo i raggi insieme in una ruota, ma è il foro centrale che fa muovere il carro. Modelliamo l'argilla in una pentola, ma è il vuoto all'interno che contiene tutto ciò che vogliamo. Lavoriamo il legno per costruire una casa, ma è lo spazio interno che la rende vivibile ".
Avvicinarci al concetto orientale di vuoto non solo aiuterà a trovare la pace interiore, ma paradossalmente aiuterà a vivere una vita più piena.

giovedì 23 gennaio 2020

Come ghiaccio che galleggia sull'acqua


…senza pensarci troppo
senza sentire troppo poco
con tutta la forza creativa che abbiamo
con il potere dell’intenzione consapevole
buon viaggio…


     Agañña Sutta – Sulla conoscenza delle origini
                                        Digha Nikaya 27

 … alcuni esseri nel trapassare sono rinati in questo mondo. In questo mondo essi dimorano, fatti solo di mente, nutriti di gioia, splendenti di propria luce, fluttuanti nell’aria, gloriosi, poi un essere molto avido disse: “Cos’è questo?” – ed assaggiò con le dita la terra colma di sapori. Così facendo, fu preda del gusto, e la brama sorse in lui. Poi altri esseri, imitando il gesto di quell’essere, assaggiarono anche loro con le dita la terra colma di sapori. Così anche loro diventarono preda del gusto, e la brama sorse in loro. Così iniziarono a nutrirsi di pezzi di terra con le loro mani. Il risultato di questa azione fu che persero la facoltà di emettere luce, la luna ed il sole apparvero, così come il giorno e la notte, i mesi e le settimane, gli anni e le stagioni. Da quell’estensione il mondo si rigenerò..

…quegli esseri continuarono a banchettare su questa terra colma di sapori per un lungo lasso di tempo, nutrendosi e cibandosi di essa. Così facendo, i loro corpi divennero grossolani, e una differenza di aspetto si sviluppò fra di loro. Alcuni esseri divennero di bell’aspetto, altri di brutto aspetto. E quelli di bell’aspetto disprezzavano gli altri, dicendo: “Noi siamo più belli degli altri.” Così divennero arroganti e vanitosi, tanto che la terra colma di sapori scomparve. A questo evento si disperarono lamentandosi: “Oh, quel sapore! Oh, quel sapore!”. Perciò quando oggi le persone dicono: “Oh, quel sapore!”, nel gustare qualcosa di buono, stanno ripetendo una primordiale frase senza capirne il senso…
                                                                       
Questo breve brano estratto dall’Aganna Sutta mi sembra appropriato per introdurre questo articolo sulla pratica della presenza mentale. Vi è una domanda che può costituire una attività di indagine sistematica su noi stessi sulla quale vale la pena soffermarsi più spesso di quanto non facciamo: “Chi o cosa sono?”

sabato 14 dicembre 2019

Il Potere della Consapevolezza

Nella nostra vita di tutti i giorni, quando la presenza mentale e l’attenzione vengono dirette verso un qualsiasi fenomeno fisico e mentale, sia esso interno od esterno, di solito non vengono mantenute abbastanza a lungo da soddisfare il proposito di una attenta e fattuale osservazione.

Generalmente, nella modalità ordinaria del nostro flusso di coscienza, ciò che immediatamente segue i primi momenti di cognizione sono sensazioni primitive, rudimentali reazioni emotive, pensieri poco discriminanti, riflessioni o propositi di azioni. Se qualcuno, la cui mente non sia armonizzata e controllata grazie all’addestramento meditativo, si occupasse di dare uno sguardo un poco più curioso, investigativo e ravvicinato del solito ai propri pensieri ed attività di ogni giorno si troverebbe ad osservare uno spettacolo piuttosto sconcertante. Fuori da quei pochi canali principali di pensieri e attività intenzionali incontrerebbe una massa intrecciata di percezioni, pensieri, sensazioni, emozioni. Questi fenomeni mentali, se lasciati a sé stessi, privi di cognizione appropriata, originano fenomeni e movimenti del corpo riflessi che mostrano una situazione di disordine e casualità che certamente nessuno gradirebbe avere nel suo salotto.

mercoledì 6 novembre 2019

Pestifero Post

Piccoli stratagemmi per riorganizzare intenzionalmente l’esistenza

La consapevolezza può aumentare concretamente la nostra capacità di essere più efficienti e organizzati nel nostro vivere quotidiano. Aspirare a funzionare bene nella vita è, in molti casi, uno dei motivi che ci spingono ad approfondire la conoscenza di noi stessi in relazione alla realtà che ci circonda e che, nei casi più fortunati a mio avviso, possono avvicinarci alla pratica meditativa o alla ricerca spirituale per una conoscenza più profonda della natura delle cose.

Sostenere le nostre responsabilità personali con grazia ed empatia sociale, sviluppare un temperamento sano ed etico nei contesti un cui ci muoviamo è sicuramente auspicabile, se non cruciale, per accogliere il mondo ed esserne ben accolti. La presenza mentale è un alleato nel quale possiamo trovare un valido supporto, soprattutto nella nostra vita quotidiana.

Mentre durante un ritiro di meditazione ci muoviamo all’interno di una situazione organizzata e ordinata, strutturata e pensata per assicurarci il massimo del raccoglimento e il minimo di distrazione, un contesto ideale per sviluppare un flusso di consapevolezza forte e profondo, nella vita di tutti i giorni le cose sono, di solito, assai diverse. La vita è più impegnativa e complicata e chiudere gli occhi non funziona un granchè per gestirla. Le sollecitazioni, le piccole e grandi avversità, le complicazioni che si presentano nel nostro vivere quotidiano possono scuotere e mettere a repentaglio il nostro equilibrio.

La consapevolezza di vipassana, o Sati, è uno stato mentale particolare e peculiare che sorge e dispiega appieno le sue potenzialità nel contesto di un ritiro, grazie alle particolari condizioni in cui si svolge. Questo tipo particolare di presenza mentale influenza e si riflette però sulla consapevolezza di cui facciamo uso nella nostra vita di tutti i giorni, potenziandola e mettendoci in grado di rilevarne l'assenza quando siamo confusi e travolti da influssi negativi.
In altre parole; avendo sperimentato le qualità della consapevolezza nella sua forma più potente e concentrata 'possiamo sapere' quando esse non sono presenti nei nostri flussi di coscienza. Mica male credetemi!

giovedì 15 agosto 2019

Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw. Originazione 6


Questo è il sesto della serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011. Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio o modifico alcune parti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore.
Questo sesto post conclude il 2° capitolo: Dall'ignoranza sorgono le formazioni mentali (saṅkhārā)

Ripudiare il buon kamma significa cattivo kamma
 
Alcuni equivocano la trascendenza del kamma dell’arahant dicendo che noi dovremmo evitare di fare atti meritori. Per una persona ordinaria, il rifiuto del kamma salutare significa una brusca impennata di kamma non salutare, proprio come quando l’esodo di persone virtuose da una città lascia solo i folli e i malviventi, o la rimozione di alberi utili porta alla crescita di erba inutile ed erbacce. Colui che rifiuta gli atti meritori è destinato a commettere atti non meritori che lo condurranno a rinascite nei regni inferiori dai quali è difficile ritornare al mondo umano. La mancanza nell’arahant di kamma salutare significa solo che le sue azioni sono kammicamente improduttive dovute all’estinzione dell’ignoranza. Gli arahant onorano gli anziani, insegnano il Dhamma, fanno offerte, aiutano coloro che sono in difficoltà, e così via.

mercoledì 5 giugno 2019

La passione e il suo svanire


La contemplazione della mente nel Satipatt­­hana-sutta affida alla consapevolezza il compito di riconoscere la presenza o l’assenza della passione in ogni sua forma. Tale riconoscimento introspettivo della presenza o assenza della passione nella mente mostra che l’insegnamento del Buddha e le molteplici pratiche che ne conseguono, è di diretta e immediata applicazione, invita a investigare, conduce oltre e va verificato di persona dal saggio.

A paragone della collera, la passione dosa è meno censurabile, ma superarla richiede tempi più lunghi. Il sorgere della passione si può ricondurre a due fattori: il ‘segno del bello’, subhanimitta, ovvero la visione o il contatto con qualcosa di piacevole che innesca il desiderio spesso attribuito al corpo di una persona dell’altro sesso o ad un oggetto piacevole ai sensi, e un’attenzione non saggia, ayoniso manasikara. L’ovvia contromisura, quindi, consiste in  una serie di pratiche contemplative di Samatha e nell’esercizio della presenza mentale affiancata da una chiara comprensione

Per proteggere la mente dagli assalti della passione ci si può impegnare nella rievocazione delle qualità del Buddha,del Dhamma e del Sangha. Delle quattro dimore divine, i brahmavihara, la coltivazione meditativa dell’equanimità in quanto liberazione della mente.
Questo suggerisce che anche lo sviluppo della tranquillità mentale, samatha, può fungere da antidoto alla passione. L’argomento portante è che l’esperienza degli stati di concentrazione profonda si accompagna a un piacere e a una felicità intensi di pura origine mentale, che eclissano automaticamente qualunque felicità sorta in dipendenza dai piaceri sensuali. Quindi lo sviluppo della tranquillità mentale può diventare un potente antidoto alla passione, spogliando i suoi oggetti dalle attrattive che li contraddistinguono.

lunedì 12 novembre 2018

Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw - Originazione 4


Questo è il quarto della serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011. Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio o modifico alcune parti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore .

Originazione 4

1.1.1 Ignoranza dell’origine della sofferenza

Le persone nel corso della loro esistenza ordinaria non si rendono conto che il desiderio è la causa della sofferenza. Al contrario credono che l’attaccamento le rendano felici, che non assecondare i propri desideri la vita sarebbe una cosa uggiosa. Quindi sono alla continua ricerca di oggetti sensoriali piacevoli: cibo, vestiti, compagnia e così via. Senza questi oggetti di attaccamento si sentono a disagio e pensano che la vita sia monotona. Per le persone comuni, la vita priva di desideri e appagamenti sarebbe del tutto priva di soddisfazione. È il desiderio che nasconde la spiacevolezza della vita e la fa sembrare gradevole, ma per l’arahant, colui che ha sradicato il desiderio, l’appagamento è impossibile. Egli è sempre volto al nibbāna, la cessazione della sofferenza.

lunedì 2 luglio 2018

Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw - Originazione 3


Questo è il terzo della serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011. Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio o modifico alcune parti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore .



Originazione 3

1.1              Cos’è l’ignoranza?

Secondo il Buddha, avijjā è l'ignoranza sulla vera natura della realtà e in particolar delle Quattro Nobili Verità: le verità riguardo
  • la natura della sofferenza,
  • la sua causa,
  • la sua cessazione 
  • la via per la sua cessazione. 
 In un senso positivo avijjā implica l'affidarsi un’idea errata o un’illusione sulla realtà.

Essa ci fa scambiare ciò che è falso e illusorio come vero e reale. Ci conduce fuori strada, e quindi avijjā è talvolta chiamata ignoranza riguardo alla via da praticare. In questo senso è diversa dalla comune ignoranza. Se non si conosce il nome di un uomo o di un luogo, non significa necessariamente che si è ignoranti, mentre ignorare l’Originazione Dipendente è molto di più che il mero non sapere. Avijjā è più l’illusione di una persona che ha perso il senso della direzione e quindi pensa che l’est sia l’ovest o che il nord sia il sud. La persona che non capisce la verità della sofferenza ha una visione ottimistica della vita, sebbene la vita sia piena di dolore e rimpianto.
(Il termine dukkha definisce tutto ciò che è difficile da sopportare. Nella maggior parte dei casi viene tradotto come insoddisfazione. n.d.t.)

È un errore cercare la verità sulla natura della sofferenza nei libri poiché essa può essere trovata nel proprio corpo e nella propria mente.

domenica 13 maggio 2018

Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw - Originazione 1

Questo è il primo di una serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011.
Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio alcune parti meno rilevanti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore.

Questi insegnamenti sull’Originazione Dipendente del Ven. Mahāsī Sayādaw sono stati dati in tempi diversi ai praticanti che frequentavano il suo centro di meditazione di Rangoon. Come con tutti i discorsi del Ven. Sayādaw, questo insegnamento non è stato dato solo per ricavarne una conoscenza accademica. Sebbene qualche conoscenza teorica sia molto utile per lo sviluppo della meditazione, dobbiamo sempre sottolineare l’importanza di ottenere una personale esperienza delle verità insegnate dal Buddha attraverso la pratica della meditazione di insight. Solo l’intuizione della vera natura del proprio corpo-mente metterà fine al ciclo di sofferenza, e l’insight può scaturire solo attraverso una profonda concentrazione. A sua volta, la concentrazione dipende da una costante e ininterrotta consapevolezza, che richiede sforzo sostenuto per osservare tutti i fenomeni fisici e mentali. In breve, occorre praticare ardentemente e sistematicamente la meditazione di insight fino a raggiungere il nibbāna, che è l’unico modo per porre fine alla sofferenza. Volere o desiderare serve a poco quando si tratta di far sorgere l’insight.

lunedì 19 febbraio 2018

Oggetti di meditazione in vipassana

Una delle cose più importanti in meditazione vipassana è l'oggetto di meditazione. Per 'oggetto di meditazione' si intende quell'aspetto dell'esperienza, nell'ambito dei fenomeni fisici e mentali, verso cui dirigiamo il focus della nostra attenzione con l'intenzione di sviluppare una consapevolezza continua e concentrata. Inizialmente può trattarsi di un generale 'body scan o viaggio nel corpo' che ci consente di entrare in contatto con tutte le parti e con le sensazioni generali che ne risultano in relazione alla postura scelta, alle condizioni relative all'ambiente che ci circonda. In seguito può essere più efficace ed opportuno restringere sempre di più il campo dell'esperienza, e quindi di scegliere un nostro oggetto di meditazione. Restringere il fuoco della nostra osservazione favorisce lo sviluppo della calma concentrata e ci consente al contempo di spostare più in profondità il potenziale dell'esperienza amplificando le caratteristiche e le qualità dei fenomeni osservati, siano essi fisici che mentali.
 
Una buona suggestione ci viene fornita dal modo in cui esso viene chiamato in lingua Pali, cioè 'kammatthana', che letteralmente significa “luogo di lavoro/attività”, esso è il “terreno o campo di esperienza” per la coltivazione degli stati mentali della concentrazione e della visione profonda.

domenica 19 novembre 2017

meglio non girarci intorno...

E’ meglio non girarci troppo intorno, la pratica meditativa non è una gradevole passeggiata e nemmeno una tecnica di rilassamento per rilasciare lo stress o una via per trovare la gioia. È piuttosto un percorso attraverso l’oscurità interiore.
Pian piano ci scopriamo ad abbandonare tutte le idee, le convinzioni e tutto ciò che pensavamo di noi e del mondo. Vuol dire entrare nelle 'terre dell’ombra' e confrontarsi faccia a faccia con le parti che si muovono sottotraccia nel continuum mentale, quelle nobili, ma soprattutto quelle meno nobili, quelle espresse e quelle che se ne stanno in profondità, ben nascoste in stato di latenza, ma pronte ad attivarsi quando si presentano le condizioni..

È lì che incontriamo tutte le illusioni, gli attaccamenti alle costruzioni concettuali, le false idee di chi siamo e cosa ci facciamo nel mondo. È lì che avviene il paziente lavoro di smantellamento.

lunedì 16 maggio 2016

Semi che germogliano, solo semi che germogliano

“Io vi dico, che è assolutamente impossibile che azioni volute, previste, compiute, cessino la loro efficacia finché non se ne siano sperimentati i risultati, in questa vita o in altre vite future!

Ed è altrettanto impossibile che, senza aver sperimentato i risultati delle azioni passate, colui che le ha compiute sia in grado di porre fine alla sofferenza.

Possa questo essere così ben conosciuto da tutti!”

                                                          ‘Il Buddha’

Uno dei concetti che è entrato nel linguaggio comune qui in occidente è quello legato alla parola “karma”(in Pali: kamma), legandosi in qualche modo all’idea di destino o sorte. Molti utilizzano in maniera disinvolta questo concetto, creando ancora più incertezza intorno a ciò che si intende con la parola Kamma.
Non che sia ci sia niente di male, si tratta di un concetto e come tale può essere utilizzato e adattato ai contesti più diversi, soprattutto quando si vuole richiamare l’idea di destino ineluttabile o di una esperienza di vita che in qualche modo non giunge per caso.

lunedì 18 aprile 2016

Una domanda scomoda, ci riduciamo lo stress o guardiamo oltre?

Una delle questioni che dobbiamo porci quando ci accostiamo alla spiritualità e alla meditazione ha a che fare con quanto realmente desideriamo metterci in gioco per costruire un percorso di crescita personale efficace, assumendoci le responsabilità di fare quelle scelte necessarie all'evoluzione e in grado di liberarci.
Il cammino spirituale che stiamo seguendo ci connette o ci sconnette da quanto è veramente importante? Ovvero siamo davvero pronti e intenzionati ad intraprendere  il percorso non privo di difficoltà che ci farà incontrare, conoscere e integrare la nostra ombra personale e collettiva, le parti negative e ‘poco nobili’che in determinate situazioni sorgono e si presentano?

martedì 15 marzo 2016

Approccio leggermente approssimativo e Multimediale all'impermanenza


https://youtu.be/SnOMKD2Y3BI Durante gli incontri o i ritiri, capita di cercare le parole giuste per comunicare l'esperienza dell'anicca che in italiano traduciamo con il termine impermanenza. Non che sia una cosa facile comunicare o indicare una esperienza precisa e particolare che si verifica a un certo momento del progresso dell'insight e grazie alla qual sperimentiamo Anicca, l’impermanenza in relazione ai nostri processi corpo/mente.

Qualche tempo fa ero al mare su una bella terrazza inondata dalla luce del mattino, il sole non era ancora alto nel cielo e i suoi riflessi sulla superficie del mare colpivano i miei occhi con innumerevoli lampi di luce che svanivano nell'istante stesso in cui colpivano la retina. Ho girato questo breve video, non è un granchè lo so, ma racconta qualcosa di quell'esperienza lì.

 Questa specifica esperienza è detta Conoscenza dell’insorgenza e della dissoluzione (Udayabbaya ñana). Con la maturazione della percezione dell’impermanenza, si sperimenta la rapidità del processo. Tutti i fenomeni vengono visti sorgere e svanire, e scorrono sempre più veloci con l’approfondirsi della presenza mentale e della concentrazione. Alla fine, tutto scompare nel momento stesso del suo sorgere. Questo flusso acquista velocità trasformandosi da un lento fiume in torrenti impetuosi, in cascate e infine in nuvole di goccioline che esplodono come fuochi d’artificio. Questa conoscenza è considerata una pietra miliare nella pratica, in quanto la sua maturazione annulla tutti i concetti. Si comprende che tutto è formato di queste momentanee particelle. È una comprensione accompagnata dalla gioia, e con la maturazione di questa conoscenza lasciamo andare sempre più elementi di questo Fiume della Vita.





domenica 28 febbraio 2016

Quella sottile imperfezione che tutto pervade

Nella nostra vita ordinaria quando la presenza mentale e l’attenzione dirette vengono verso un qualsiasi oggetto, di solito non vengono mantenute abbastanza a lungo da soddisfare il proposito di una attenta e fattuale osservazione.

Generalmente, nella modalità ordinaria del nostro flusso di coscienza, ciò che immediatamente segue i primi momenti di cognizione sono sensazioni primitive, reazioni emozionali, pensieri discriminanti, riflessioni o propositi di azioni.
Se qualcuno, la cui mente non sia armonizzata e controllata grazie all’addestramento meditativo, si occupasse di dare uno sguardo un poco più curioso, investigativo e ravvicinato del solito ai propri pensieri ed attività di ogni giorno si troverebbe ad osservare uno spettacolo piuttosto sconcertante. Fuori da quei pochi canali principali di pensieri e attività intenzionali incontrerebbe una massa intrecciata di percezioni, pensieri, sensazioni, emozioni e casuali movimenti del corpo che mostrano una situazione di disordine e casualità che certamente nessuno gradirebbe avere nel suo salotto.

lunedì 23 marzo 2015

Tetralogia degli elementi


Secondo la tradizione buddhista l'aspetto della forma o della materia, è costituito da quattro elementi fondamentali, li cito assieme al loro nome in lingua Pali: pathavi-la terra, apo-l’acqua, tejo-il fuoco e vayo-l’aria. Ed è in conseguenza delle continue e molteplici modalità con cui questi quattro si fondono tra di loro, predominando ora uno ora l’altro, che le forme del mondo intorno a noi e il nostro stesso corpo, assumono il loro aspetto. Per il pensiero buddhista questi quattro elementi rappresentano non tanto un certo tipo di sostanza esoterica o mistica, ma bensì le differenti manifestazioni e funzioni che governano la realtà fisica. Essi coesistono e sono inseparabili, ma nel mutare incessante delle configurazioni che assumono l’uno può prevalere sugli altri. Essi sono distinti non scientificamente, ma esperienzialmente come terra, acqua, fuoco e aria, vale a dire che è la nostra esperienza sensoriale che ne riconosce le qualità e le caratteristiche