lunedì 15 luglio 2019
L'Ordine del Tempo
In questo periodo sto leggendo un libro molto interessante e intrigante per un Dhamma-Bum come me.
Il libro è di Carlo Rovelli e si intitola L'Ordine del Tempo.
Il Tempo del libro è quello delle equazioni della Fisica moderna. Ma è qualcosa di cui ciascuno ha esperienza in ogni istante, scandendo giorni, momenti, esperienze. Un mistero non solo per ogni profano, ma anche per i fisici, che hanno visto la comprensione del tempo trasformarsi in modo radicale, da Newton a Einstein, alla meccanica quantistica, infine alle teorie sulla gravità a loop, di cui Rovelli stesso è uno dei principali teorici.
Ora, potete chiedervi cosa c'entri un libro sul tempo qui sul blog. Il fatto è che ci trovo straordinarie analogie con la pratica meditativa, non solo nella teoria che la sostiene, ma anche nelle esperienze meditative che i praticanti incontrano via, via, nel progresso e nello sviluppo della loro pratica personale.
Ne riporto qui due brevi passi.... Carlo Rovelli non me ne vorrà....se non vi risuona nulla e non sentite campanelli che tintinnano passate oltre, altrimenti siete in buona compagnia..
Passo 1.
"...Qualunque cosa siamo nel dettaglio noi esseri umani, siamo comunque pezzi della natura, tasselli nel grande affresco del cosmo, un piccolo tassello tra tanti altri...."
Passo 2
"...Tutta l'evoluzione della scienza indica che la migliore grammatica per scoprire il mondo sia quella del cambiamento, non quella della permanenza. Dell'accadere non dell'essere.
Si può pensare il mondo come costituito di cose, di sostanza, di enti, di qualcosa che è. Che permane.
mercoledì 5 giugno 2019
La passione e il suo svanire
A paragone della collera, la passione dosa è meno censurabile, ma superarla richiede tempi più lunghi. Il sorgere della passione si può ricondurre a due fattori: il ‘segno del bello’, subhanimitta, ovvero la visione o il contatto con qualcosa di piacevole che innesca il desiderio spesso attribuito al corpo di una persona dell’altro sesso o ad un oggetto piacevole ai sensi, e un’attenzione non saggia, ayoniso manasikara. L’ovvia contromisura, quindi, consiste in una serie di pratiche contemplative di Samatha e nell’esercizio della presenza mentale affiancata da una chiara comprensione
Per proteggere la mente dagli assalti della passione ci si può impegnare nella rievocazione delle qualità del Buddha,del Dhamma e del Sangha. Delle quattro dimore divine, i brahmavihara, la coltivazione meditativa dell’equanimità in quanto liberazione della mente.
Questo suggerisce che anche lo sviluppo della tranquillità mentale, samatha, può fungere da antidoto alla passione. L’argomento portante è che l’esperienza degli stati di concentrazione profonda si accompagna a un piacere e a una felicità intensi di pura origine mentale, che eclissano automaticamente qualunque felicità sorta in dipendenza dai piaceri sensuali. Quindi lo sviluppo della tranquillità mentale può diventare un potente antidoto alla passione, spogliando i suoi oggetti dalle attrattive che li contraddistinguono.
domenica 19 maggio 2019
domenica 5 maggio 2019
Abhidhamma nella vita quotidiana. Capitolo 3 - Citta la coscienza
Proseguiamo con il 3° capitolo di Abhidhamma nella vita quotidiana di Nina Van Gorkom, quello che descrive le funzioni della coscienza o citta .
L'Abhidhamma è il terzo dei canestri della Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà. La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.
N.B. questi post sono di grande rilevanza per comprendere pienamente il pensiero buddhista, costituiranno tema di approfondimento nei futuri Incontri Domenicali
L'Abhidhamma è il terzo dei canestri della Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà. La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.
N.B. questi post sono di grande rilevanza per comprendere pienamente il pensiero buddhista, costituiranno tema di approfondimento nei futuri Incontri Domenicali
CAPITOLO III
I diversi aspetti del citta (coscienza)
Il Buddha parlò di tutto ciò che è reale, perciò il contenuto del suo insegnamento può essere verificato mediante la nostra esperienza. Tuttavia, non conosciamo veramente le realtà più comuni della vita quotidiana, cioè i fenomeni mentali e i fenomeni fisici che si manife stano attraverso gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua, il senso corporeo e la mente; a quanto pare, siamo per lo più interessati al passato o al futuro. Scopriremo però che cosa è realmente la vita se conosceremo meglio le realtà del momento presente e se impareremo a esserne consapevoli allorché appaiono.
Il Buddha spiegò che il citta (la coscienza) è una realtà. Potremmo tuttavia dubitare che i citta siano reali. Come possiamo provare che i citta esistono? È possibile che ci siano solo fenomeni fisici e non fenomeni mentali? Ci sono molte cose nella nostra vita che diamo per scontate: la casa, il cibo, i vestiti e gli strumenti che usiamo ogni giorno. Queste cose non appaiono da sé, ma sono causate da una mente pensante, il citta. Esso è un fenomeno mentale che conosce o sperimenta qualcosa. Il citta non è come un fenomeno fisico che non sperimenta alcunché: per esempio, se ascoltiamo una musica che è stata scritta da un compositore, possiamo pensare che è stato il citta ad avere l’idea di scriverla ed è stato il citta che ha mosso la mano del compositore affinché egli scrivesse le note. La sua mano non potrebbe essersi mossa senza il citta.
martedì 23 aprile 2019
Black-Hole Hunters
Mr. Courtyard Pine stands out outwardly still, pointing the grey nothingness above..countless needles from pending branches tasting wathever it feels /|\
Mr. Courtyard Pine se ne stà lì fuori, apparentemente fermo puntando il grigio sopra, gli innumerevoli aghi pendono dai rami tutto sentendo /|\
sitting here, watching whatever it pass away, no need to poke one's nose into those countless thoughts, no need to interfere with those endless feelings /|\
ora seduto qui osservo ciò che appare e se ne va, nessun bisogno di ficcare il naso nel fiume dei pensieri, nessun bisogno di interferire in tutte quelle sensazioni /|\
we both know it's not the case to shake, we both know to point those voidness fields, those delicate space where the little concealing Black-Hole is there to spin the truth /|\
sappiamo entrambi che non è il caso di agitarsi, sappiamo entrambi puntare verso il vuoto, verso quei delicati spazi dove un piccolo invisibile Varco ci aspetta per precipitarci nella verità
Mr. Courtyard Pine se ne stà lì fuori, apparentemente fermo puntando il grigio sopra, gli innumerevoli aghi pendono dai rami tutto sentendo /|\
sitting here, watching whatever it pass away, no need to poke one's nose into those countless thoughts, no need to interfere with those endless feelings /|\
ora seduto qui osservo ciò che appare e se ne va, nessun bisogno di ficcare il naso nel fiume dei pensieri, nessun bisogno di interferire in tutte quelle sensazioni /|\
we both know it's not the case to shake, we both know to point those voidness fields, those delicate space where the little concealing Black-Hole is there to spin the truth /|\
sappiamo entrambi che non è il caso di agitarsi, sappiamo entrambi puntare verso il vuoto, verso quei delicati spazi dove un piccolo invisibile Varco ci aspetta per precipitarci nella verità
lunedì 22 aprile 2019
Abhidhamma nella vita quotidiana. Capitolo 2 - I cinque aggregati
Proseguiamo, dopo il 1° importante capitolo di Abhidhamma nella vita quotidiana di Nina Van Gorkom, con il 2° capitolo, quello sugli aggregati.
L'Abhidhamma è il terzo dei canestri della Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà. La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.
Warning: questi post sono di grande rilevanza per comprendere pienamente il pensiero buddhista, costituiranno tema di approfondimento nei futuri Incontri Domenicali
I cinque khandha (aggregati)
Il Buddha scoprì la verità di tutti
i fenomeni e conobbe per esperienza diretta la caratteristica di ogni
fenomeno. Mosso da compassione, insegnò agli altri a vedere la realtà in
molti modi, affinché essi potessero avere una comprensione più profonda dei
fenomeni interni ed esterni.
Quando le realtà sono classificate in
quanto paramattha- dhamma, sono
distinte in
•
citta,
• cetasika,
•
rūpa e
• nibbāna.
I citta, i cetasika e i rūpa sono realtà condizionate (saṅkhāra- dhamma). Sorgono a causa di
condizioni e svaniscono di nuovo: essi sono impermanenti. Il nibbāna è l’unico paramattha-dhamma incondizionato (asaṅkhata-dhamma): esso non sorge e non svanisce. Tutti e quattro i
paramattha-dhamma sono anatta (non sé).
I citta, i cetasika e i rūpa possono essere classificati
mediante le categorie dei cinque khandha.
La parola khandha significa “gruppo”,
“insieme”, “aggregato”. Ciò che è classificato come khandha sorge a causa di determinate condizioni, dopodiché
svanisce. I cinque khandha non sono
diversi dai tre paramattha-dhamma citta,
cetasika e rūpa. Le realtà possono essere divise in varie categorie, a seconda
delle quali ricevono particolari nomi.
I cinque khandha sono i seguenti:
- rūpakkhandha, l’aggregato di tutti i fenomeni fisici
- vedanākkhandha, l’aggregato della sensazione (vedanā);
- saññākkhandha, l’aggregato della “percezione” o del ricordo
- saññāsaṅkhārakkhandha, l’aggregato delle “formazioni” (saṅkhāra), che comprende cinquanta cetasika;
- viññāṇakkhandha o aggregato della coscienza (viññāṇa), che comprende tutti i citta (89 o 121).
domenica 14 aprile 2019
Abhidhamma nella vita quotidiana. Capitolo 1 - Realtà ultime
Proseguo, dopo aver pubblicato le prefazioni con la pubblicazione del 1° capitolo di Abhidhamma nella vita quotidiana di Nina Van Gorkom. L'Abhidhamma è il terzo dei canestri della Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà. La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba. Inizio con la prefazione della Gorkom, seguita dalla prefazione all'edizione italiana di A.Comba.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.
Warning: questo capitolo è di grande importanza, mettete in circolo più neuroni che potete...
Warning: questo capitolo è di grande importanza, mettete in circolo più neuroni che potete...
CAPITOLO I
I quattro paramattha-dhamma (realtà
ultime)
Dice Buddhaghosa:
È stato detto:
come per designare un insieme di parti si usa la parola “carro”,
così, quando ci si riferisce agli aggregati,
si usa il comune appellativo di “essere vivente”.
[...]
Così in parecchie centinaia di Suttanta si
è parlato solo di “nome e forma” anziché di un “essere vivente” o di una
“persona”.
Perciò,
allorché gli assi, le ruote, il carrello, il timone ecc. costituiscono in
modo unitario un insieme di parti, ricevono il semplice appellativo comune di
“carro”; ma, in senso assoluto, se si analizza ciascuna parte, non c’è nulla
che si possa chiamare “carro” [...].
Proprio
allo stesso modo, quando sono presenti i cinque aggregati dell’attaccamento,
essi ricevono il semplice appellativo comune di “essere vivente”, di
“persona”; ma, in senso assoluto, se si analizza ciascun dhamma, non c’è nulla che si possa chiamare “essere vivente”, che
sia una base fisica per chi afferra [l’idea di] “Sono” (asmi) oppure “Io” (ahaṃ);
in senso assoluto c’è invece soltanto il “nome e forma”.
lunedì 8 aprile 2019
Abhidhamma nella vita quotidiana. Intro e Prefazione Gorkom
Inizio con questo post la pubblicazione di un bel lavoro divulgativo sull'Abhidhamma di Nina Van Gorkom. L'Abhidhamma è il terzo dei canestri della Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà. La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba. Inizio con la prefazione della Gorkom, seguita dalla prefazione all'edizione italiana di A.Comba.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.
Prefazione di Nina V. Gorkom
Gli insegnamenti del Buddha, contenuti nel Tipiṭaka (“Tre canestri”), sono il Vinaya (libro della regola monastica), il Sutta o Suttanta (discorsi) e l’Abhidhamma. Tutt’e tre le parti del Tipiṭaka possono essere fonti inesauribili di ispirazione e di incoraggiamento alla pratica, allo sviluppo della retta comprensione delle realtà, che porterà infine a sradicare la visione errata e gli altri inquinanti. In tutt’e tre le parti del Tipiṭaka ci vengono dati insegnamenti sui dhamma, su tutto ciò che è reale.
Il vedere è un dhamma, è reale, e lo stesso si può dire del colore, della sensazione, dei nostri inquinanti.
Quando il Buddha conseguì l’illuminazione, conobbe con chiarezza tutti i dhamma così come sono realmente. Egli ci insegnò il “Dhamma”, l’insegnamento sulle realtà, affinché anche noi potessimo conoscere i dhamma così come sono. Senza l’insegnamento del Buddha noi ignoreremmo la realtà. Siamo inclini a prendere per permanente ciò che è impermanente, per piacevole ciò che è doloroso e insoddisfacente (dukkha) e per un “sé” ciò che è non sé. Lo scopo di tutt’e tre le parti del Tipiṭaka è insegnare lo sviluppo della via che conduce alla fine degli inquinanti.
giovedì 14 marzo 2019
'Ambasciator non porta pena...'
Le emozioni e gli stati mentali non giungono per caso, non appaiono senza cause e appropriate condizioni a colorare le nostre vite.
Sono messaggeri e come messaggeri dovremmo accoglierli, in fondo non sono loro a recare pena o gioia, ma bensì la relazione in molti casi troppo identificata che abbiamo con questi stati transitori delle nostre vite.
Possiamo lasciare che ci parlino perchè possono dirci qualcosa su ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Possiamo cercare di ascoltare attivamente e consapevolmente i loro significati più profondi. Possiamo usare tutta la nostra curiosità e la nostra creatività, 'l'ascolto attivo' e vitale per esplorare le zone sommerse scoprendole per quello che sono.
Transitorie e mutevoli esperienze piene di energia che si avvicendano in maniera naturale...
Non sono 'nostre', non le possediamo e presto le perderemo...
Nella loro più intima essenza la loro natura è insostanziale e insoddisfacente...
Ma possiamo imparare qualcosa da loro? Sicuramente si, se ne abbiamo l'intenzione.
Sono messaggeri e come messaggeri dovremmo accoglierli, in fondo non sono loro a recare pena o gioia, ma bensì la relazione in molti casi troppo identificata che abbiamo con questi stati transitori delle nostre vite.
Possiamo lasciare che ci parlino perchè possono dirci qualcosa su ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Possiamo cercare di ascoltare attivamente e consapevolmente i loro significati più profondi. Possiamo usare tutta la nostra curiosità e la nostra creatività, 'l'ascolto attivo' e vitale per esplorare le zone sommerse scoprendole per quello che sono.
Transitorie e mutevoli esperienze piene di energia che si avvicendano in maniera naturale...
Non sono 'nostre', non le possediamo e presto le perderemo...
Nella loro più intima essenza la loro natura è insostanziale e insoddisfacente...
Ma possiamo imparare qualcosa da loro? Sicuramente si, se ne abbiamo l'intenzione.
La rabbia? Forse ci sta dicendo che ci sentiamo deboli o impotenti...
sabato 23 febbraio 2019
Dis-Comfort Area
Essere in
pace, o sentirsi sicuri, non significa necessariamente disporre di agiatezza,
benessere, stima o potere, talento.
Coloro che possiedono queste qualità o condizioni spesso non sono così sicuri e
in pace come ci si aspetterebbe. Anzi, spesso sono in continua lotta e
preoccupazione per mantenere la loro condizione, o per accrescerla.
Forse essere
in pace, o sentirsi sicuri, potrebbe avere a che fare con l’essere presenti e
consapevoli ed in contatto con ciò che avviene in noi, intorno a noi e in grado
di integrare armoniosamente le nostre risposte in accordo con ciò che si
presenta.
Tutte le cose
che avvengono in noi e quelle nel mondo che ci circonda seguono propri cicli e dinamiche,
senza posa, senza fermarsi mai. Apparendo, mutando e sparendo nelle nostre vite
in base alle condizioni di quel momento, oppure in conseguenza di comportamenti
precedenti che portano i loro frutti. Spesso tiriamo in ballo il destino o leggi
per lo più insondabili che ci sforziamo di definire e comprendere, di
controllare, di influenzare. A volte funziona, a volte le cose vanno a modo
loro. Questo ci sorprende, ogni tanto ci lascia attoniti e sgomenti, spesso in
preda a sentimenti di inquietudine e insoddisfazione.
Eppure
proprio questi stati di sottile instabilità, se integrati e accettati, contengono
latenti potenzialità che possono fornire energie e stimoli creativi, spesso inattesi.
Possono metterci in grado di evolvere e utilizzare le nostre risorse più
profonde e potenti.
lunedì 21 gennaio 2019
Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw. Originazione 5
Originazione 5
Dall’ignoranza sorgono le formazioni mentali
Il piacere
sensuale è la fonte della felicità per la maggior parte delle persone. Il nibbāna, inteso come estinzione di mente e
materia è indesiderabile, ma la via per conoscerlo appare difficile e dolorosa. Quindi molta
gente cerca di trovare soddisfazione ai propri desideri
attraverso l’azione corporea,
verbale e mentale.
Alcune di queste
azioni possono essere morali, altre possono essere disoneste. La gente
buona pratica la generosità, la moralità e la meditazione per trovare benessere
dopo la morte, mentre altri fanno ricorso all’inganno o al furto per
arricchirsi.
domenica 9 dicembre 2018
Fatti non fummo per essere felici, ma per crear la vita così come ci viene..
Non siamo fatti per essere felici, siamo fatti per
sopravvivere e per farlo dobbiamo creare e inventare: soluzioni, idee, ciò che
serve.
Le nostre menti sono progettate per occuparsi di
sopravvivere e sono brave a farlo. Sono costruite per determinare la prossima
cosa da "sistemare". Questa è una primaria e grande potenzialità.
È una caratteristica cognitiva che ci ha portato ad evolvere.
Abbiamo sviluppato tutte le principali attività umane: agricoltura, industria,
ricerca scientifica e medica, abbiamo inventato le religioni e gli ideali.
Tutto arriva da una delle molte specie di paura di cui ci circondiamo: morte,
disordine, fame, vuoto di significato. La parte del cervello che controlla la
ruminazione mentale controlla anche la creatività e non è una coincidenza.
Se senti che non riesci a smettere di preoccuparti, che
continui crearti problemi, che ti ritrovi sempre con quella sottile ansia che
spunta da un angolo all’altro della tua vita e che non riesci semplicemente a
sederti a goderti la vita ed essere grato e felice, tranquillo rilassati, non c'è
qualcosa di sbagliato in te. C'è qualcosa di sbagliato nella tua comprensione della mente
umana e della felicità. Non siamo costruiti per essere "felici" nel
modo un pò vago e confuso in cui pensiamo alla felicità: uno stato spensierato, grato, vagamente eccitato, circondato da affetto e
soddisfatto.
lunedì 12 novembre 2018
Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw - Originazione 4
Questo è il quarto della serie di post dedicati ad uno degli
insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o
originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali
sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un
libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le
registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte
in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da
attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011. Nel blog suddivido il contenuto
del libro in una serie di post più brevi e taglio o modifico alcune
parti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web.
Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere
ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è
mia e non ne conosco l'autore .
Originazione 4
1.1.1 Ignoranza dell’origine della sofferenza
Originazione 4
1.1.1 Ignoranza dell’origine della sofferenza
Le persone nel corso della loro esistenza ordinaria non si rendono conto che il desiderio è la causa della sofferenza. Al contrario credono che l’attaccamento le rendano felici, che non assecondare i propri desideri la vita sarebbe una cosa uggiosa. Quindi sono alla continua ricerca di oggetti sensoriali piacevoli: cibo, vestiti, compagnia e così via. Senza questi oggetti di attaccamento si sentono a disagio e pensano che la vita sia monotona. Per le persone comuni, la vita priva di desideri e appagamenti sarebbe del tutto priva di soddisfazione. È il desiderio che nasconde la spiacevolezza della vita e la fa sembrare gradevole, ma per l’arahant, colui che ha sradicato il desiderio, l’appagamento è impossibile. Egli è sempre volto al nibbāna, la cessazione della sofferenza.
domenica 4 novembre 2018
venerdì 19 ottobre 2018
L'Essenza che conosce non cambia mai..
"Corpo, mente e l'Essenza sono tutte realtà distinte e separate.
Assolutamente tutto; la terra, l'acqua, il fuoco, il vento, il corpo, i sentimenti, la memoria, il pensiero e la coscienza, i suoni, i luoghi, gli odori, i sapori, i tocchi e le emozioni come la rabbia, l'avidità e l'illusione, questi li possiamo conoscere tutti, ci sono ben noti.
Li conosco tutti come esistono nel propri stati naturali. Ma per quanto venga esposta a loro, non sono in grado di rilevare anche un solo istante in cui essi hanno alcun potere sul mio cuore. Essi sorgono e cessano secondo la loro natura, sono sempre in perpetuo cambiamento.
Ma la presenza, l'Essenza che li conosce non cambia mai nemmeno per un istante. Essa è da sempre eterna, non nata e immortale.
I know them all as they exist in their own natural states.
But no matter how much I am exposed to them,
I am unable to detect even an instant when they have any power over my heart.
They arise, they cease. they are forever changing.
But the presence that knows them never changes for an instant. It is forever unborn and undying.
This is the end of all suffering.”
Assolutamente tutto; la terra, l'acqua, il fuoco, il vento, il corpo, i sentimenti, la memoria, il pensiero e la coscienza, i suoni, i luoghi, gli odori, i sapori, i tocchi e le emozioni come la rabbia, l'avidità e l'illusione, questi li possiamo conoscere tutti, ci sono ben noti.
Li conosco tutti come esistono nel propri stati naturali. Ma per quanto venga esposta a loro, non sono in grado di rilevare anche un solo istante in cui essi hanno alcun potere sul mio cuore. Essi sorgono e cessano secondo la loro natura, sono sempre in perpetuo cambiamento.
Ma la presenza, l'Essenza che li conosce non cambia mai nemmeno per un istante. Essa è da sempre eterna, non nata e immortale.
Questa è la fine di ogni sofferenza ".
§§§
“Body, mind and essence are all distinct and separate realities.
Absolutely everything is known; earth, water, fire and wind, body, feeling, memory, thought and consciousness, sounds, sights, smells, tastes, touches and emotions, anger, greed and delusion.
All are known. Absolutely everything is known; earth, water, fire and wind, body, feeling, memory, thought and consciousness, sounds, sights, smells, tastes, touches and emotions, anger, greed and delusion.
I know them all as they exist in their own natural states.
But no matter how much I am exposed to them,
I am unable to detect even an instant when they have any power over my heart.
They arise, they cease. they are forever changing.
But the presence that knows them never changes for an instant. It is forever unborn and undying.
This is the end of all suffering.”
mercoledì 26 settembre 2018
..come stare a cavallo e chiedere: dov'è il cavallo?
L’illusione ci fa fraintendere il mondo, ci nasconde ciò che davvero siamo per cullarci nell’idea di chi siamo. Rifacendosi al pensiero orientale, Schopenhauer utilizza l’immagine del
velo di Maya per spiegare come l’esistenza umana consista nel vivere
nell’illusione, per cui il fenomeno percepito si configura proprio come illusione; esso è illusione in virtù della sua natura di rappresentazione nel campo della coscienza.
Chi si avvicina al buddhismo e alla meditazione, in una qualsiasi delle sue declinazioni, viene subito invitato a contemplare e a entrare in contatto con questo aspetto fondante del pensiero buddhista.
L’illusione ha la caratteristica di accecare, di impedirci di penetrare la realtà, di mascherare la vera natura dell’esperienza, di promuovere l’attenzione non saggia, provocando azioni dettate dall’errore.
(Buddhaghosa dal Visuddhimagga)
Ajahn Chah con una delle sue mitiche metafore diceva: “beh, è come stare a cavallo e chiedere: dov’è il cavallo?’.
Cosi ne parla il Buddha:
“ l'ignoranza causa il sorgere delle qualità nocive per la mancanza di coscienza e di presenza mentale.
Quando si è offuscati dall'ignoranza nascono visioni sbagliate e alterate sulla realtà che ci circonda, da queste false visioni nascono intenzioni e decisioni non proficue, da queste giungono la falsa parola, dalla falsa parola nasce l'azione impura, dall'azione impura giungono i malsani mezzi di sostentamento, dai malsani mezzi di sostentamento giunge lo sforzo errato,dagli sforzi errati nasce la falsa attenzione, dalla falsa attenzione nasce la concentrazione errata.
Chi si avvicina al buddhismo e alla meditazione, in una qualsiasi delle sue declinazioni, viene subito invitato a contemplare e a entrare in contatto con questo aspetto fondante del pensiero buddhista.
L’illusione ha la caratteristica di accecare, di impedirci di penetrare la realtà, di mascherare la vera natura dell’esperienza, di promuovere l’attenzione non saggia, provocando azioni dettate dall’errore.
(Buddhaghosa dal Visuddhimagga)
Ajahn Chah con una delle sue mitiche metafore diceva: “beh, è come stare a cavallo e chiedere: dov’è il cavallo?’.
Cosi ne parla il Buddha:
“ l'ignoranza causa il sorgere delle qualità nocive per la mancanza di coscienza e di presenza mentale.
Quando si è offuscati dall'ignoranza nascono visioni sbagliate e alterate sulla realtà che ci circonda, da queste false visioni nascono intenzioni e decisioni non proficue, da queste giungono la falsa parola, dalla falsa parola nasce l'azione impura, dall'azione impura giungono i malsani mezzi di sostentamento, dai malsani mezzi di sostentamento giunge lo sforzo errato,dagli sforzi errati nasce la falsa attenzione, dalla falsa attenzione nasce la concentrazione errata.
lunedì 2 luglio 2018
Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw - Originazione 3
Questo è il terzo della serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011. Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio o modifico alcune parti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore .
Originazione 3
1.1 Cos’è l’ignoranza?
Secondo il Buddha, avijjā è l'ignoranza sulla vera natura della realtà e in particolar delle Quattro Nobili Verità: le verità riguardo
- la natura della sofferenza,
- la sua causa,
- la sua cessazione
- la via per la sua cessazione.
Essa ci fa scambiare ciò che è falso e illusorio come vero e reale. Ci conduce fuori strada, e quindi avijjā è talvolta chiamata ignoranza riguardo alla via da praticare. In questo senso è diversa dalla comune ignoranza. Se non si conosce il nome di un uomo o di un luogo, non significa necessariamente che si è ignoranti, mentre ignorare l’Originazione Dipendente è molto di più che il mero non sapere. Avijjā è più l’illusione di una persona che ha perso il senso della direzione e quindi pensa che l’est sia l’ovest o che il nord sia il sud. La persona che non capisce la verità della sofferenza ha una visione ottimistica della vita, sebbene la vita sia piena di dolore e rimpianto.
(Il termine dukkha definisce tutto ciò che è difficile da sopportare. Nella maggior parte dei casi viene tradotto come insoddisfazione. n.d.t.)
È un errore cercare la verità sulla natura della sofferenza nei libri poiché essa può essere trovata nel proprio corpo e nella propria mente.
giovedì 21 giugno 2018
I Demoni dell'Amore e altre Ombre
...“Non avevano mai camminato insieme e lo affascinò il candore con cui procedevano l’uno accanto all’altra”...
...“Un cane cenerognolo con una stella sulla fronte irruppe nei budelli del mercato la prima domenica di dicembre, travolse rivendite di fritture, scompigliò bancarelle di indios e chioschi della lotteria, e passando morse quattro persone che si trovavano sul suo percorso”...
G.M.M
Le relazioni interpersonali e sentimentali sono un'area dove le zone d'ombra del nostro carattere riposano latenti, come dèmoni assopiti, ma sempre pronte a risvegliarsi quando si presentano le condizioni che possono innescarne l'attivazione.
Quando entriamo in una relazione, interpersonale o sentimentale, parte delle nostre difese si schiude, le zone sensibili si aprono, siamo più vulnerabili e le zone d'ombra entrano in allarme, pronte ad entrare in azione per proteggere l'ego. Nel buddhismo li chiamiamo 'stati mentali negativi, tendenze latenti, oppure ostacoli'. Nelle tradizioni tibetane e nella cosmologia buddhista vengono narrati come Dèmoni raccontandoli come figure terribili in grado di distruggere tutto ciò che li circonda.
Gelosie, insicurezze, ambizioni di controllo, dipendenze e paure della solitudine possono presentarsi nel campo della coscienza creando le condizioni per innescare un ciclo involutivo e pericoloso che a sua volta può dar luogo pericolose spirali distruttive.
L'amore e le affettività ci richiedono di aprirci alla vulnerabilità, la vulnerabilità ci fa sentire la fragilità dell'ego e del senso del sè, ed ecco che l'armata delle ombre e dei demoni è lì pronta ad intervenire per una protezione spesso solo illusoria. Entrare in relazione o vivere assieme a qualcun altro può aiutarci a sperimentare parti di noi stessi che altrimenti non scopriremmo mai.
Le relazioni possono essere una emozionante sfida per la crescita individuale e collettiva o una tragica e sfiancante sequenza di insoddisfazioni che si ripete con mille sfumature...dipende...
Dipende dalla nostra presenza mentale, dalla nostra capacità di essere vigili e pronti, pronti ad accogliere e ad incontrare le zone d'ombra e i Demoni al loro apparire. Tenaci e determinati nel riconoscerli come fenomeni naturali, forse difensivi e protettivi, ma potenzialmente distruttivi, pericolosi e mai proficui. Sta a noi non consentire la loro crescita e la loro affermazione.
Possiamo accettare di essere vulnerabili e fragili? Meglio di si.. perche in ogni caso lo siamo.
...“Un cane cenerognolo con una stella sulla fronte irruppe nei budelli del mercato la prima domenica di dicembre, travolse rivendite di fritture, scompigliò bancarelle di indios e chioschi della lotteria, e passando morse quattro persone che si trovavano sul suo percorso”...
G.M.M
Le relazioni interpersonali e sentimentali sono un'area dove le zone d'ombra del nostro carattere riposano latenti, come dèmoni assopiti, ma sempre pronte a risvegliarsi quando si presentano le condizioni che possono innescarne l'attivazione.
Quando entriamo in una relazione, interpersonale o sentimentale, parte delle nostre difese si schiude, le zone sensibili si aprono, siamo più vulnerabili e le zone d'ombra entrano in allarme, pronte ad entrare in azione per proteggere l'ego. Nel buddhismo li chiamiamo 'stati mentali negativi, tendenze latenti, oppure ostacoli'. Nelle tradizioni tibetane e nella cosmologia buddhista vengono narrati come Dèmoni raccontandoli come figure terribili in grado di distruggere tutto ciò che li circonda.
Gelosie, insicurezze, ambizioni di controllo, dipendenze e paure della solitudine possono presentarsi nel campo della coscienza creando le condizioni per innescare un ciclo involutivo e pericoloso che a sua volta può dar luogo pericolose spirali distruttive.
L'amore e le affettività ci richiedono di aprirci alla vulnerabilità, la vulnerabilità ci fa sentire la fragilità dell'ego e del senso del sè, ed ecco che l'armata delle ombre e dei demoni è lì pronta ad intervenire per una protezione spesso solo illusoria. Entrare in relazione o vivere assieme a qualcun altro può aiutarci a sperimentare parti di noi stessi che altrimenti non scopriremmo mai.
Le relazioni possono essere una emozionante sfida per la crescita individuale e collettiva o una tragica e sfiancante sequenza di insoddisfazioni che si ripete con mille sfumature...dipende...
Dipende dalla nostra presenza mentale, dalla nostra capacità di essere vigili e pronti, pronti ad accogliere e ad incontrare le zone d'ombra e i Demoni al loro apparire. Tenaci e determinati nel riconoscerli come fenomeni naturali, forse difensivi e protettivi, ma potenzialmente distruttivi, pericolosi e mai proficui. Sta a noi non consentire la loro crescita e la loro affermazione.
Possiamo accettare di essere vulnerabili e fragili? Meglio di si.. perche in ogni caso lo siamo.
domenica 27 maggio 2018
Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw - Originazione 2
Questo è il secondo di una serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente.
La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi
sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso
sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in
modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime
modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011. Nel
blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e
taglio alcune parti meno rilevanti per facilitarne la lettura,
l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi
insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale
'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore
Originazione. 2
1.1 Il dhamma è solo per il saggio
Originazione. 2
1.1 Il dhamma è solo per il saggio
Il Dhamma è
sottile (nipuṇo) e può essere
realizzato solo dal saggio (paṇḍitavedanīyo).
Qui la parola “saggio” si riferisce a coloro che hanno la saggezza connessa
all’insight, al Sentiero e al nibbāna.
Il Dhamma non ha nulla a che vedere con la conoscenza secolare posseduta dai
filosofi, dai capi religiosi, dagli scrittori o dai grandi scienziati.
Comunque, chiunque può comprenderlo se contempla i fenomeni fisici e mentali
nel momento in cui sorgono. Se attraversando progressivamente le fasi
dell’insight, si otterranno il Nobile Sentiero e le sue quattro Fruizioni.
domenica 13 maggio 2018
Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw - Originazione 1
Questo è il primo di una serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011.
Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio alcune parti meno rilevanti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore.
Questi insegnamenti sull’Originazione Dipendente del Ven. Mahāsī Sayādaw sono stati dati in tempi diversi ai praticanti che frequentavano il suo centro di meditazione di Rangoon. Come con tutti i discorsi del Ven. Sayādaw, questo insegnamento non è stato dato solo per ricavarne una conoscenza accademica. Sebbene qualche conoscenza teorica sia molto utile per lo sviluppo della meditazione, dobbiamo sempre sottolineare l’importanza di ottenere una personale esperienza delle verità insegnate dal Buddha attraverso la pratica della meditazione di insight. Solo l’intuizione della vera natura del proprio corpo-mente metterà fine al ciclo di sofferenza, e l’insight può scaturire solo attraverso una profonda concentrazione. A sua volta, la concentrazione dipende da una costante e ininterrotta consapevolezza, che richiede sforzo sostenuto per osservare tutti i fenomeni fisici e mentali. In breve, occorre praticare ardentemente e sistematicamente la meditazione di insight fino a raggiungere il nibbāna, che è l’unico modo per porre fine alla sofferenza. Volere o desiderare serve a poco quando si tratta di far sorgere l’insight.
Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio alcune parti meno rilevanti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore.
Questi insegnamenti sull’Originazione Dipendente del Ven. Mahāsī Sayādaw sono stati dati in tempi diversi ai praticanti che frequentavano il suo centro di meditazione di Rangoon. Come con tutti i discorsi del Ven. Sayādaw, questo insegnamento non è stato dato solo per ricavarne una conoscenza accademica. Sebbene qualche conoscenza teorica sia molto utile per lo sviluppo della meditazione, dobbiamo sempre sottolineare l’importanza di ottenere una personale esperienza delle verità insegnate dal Buddha attraverso la pratica della meditazione di insight. Solo l’intuizione della vera natura del proprio corpo-mente metterà fine al ciclo di sofferenza, e l’insight può scaturire solo attraverso una profonda concentrazione. A sua volta, la concentrazione dipende da una costante e ininterrotta consapevolezza, che richiede sforzo sostenuto per osservare tutti i fenomeni fisici e mentali. In breve, occorre praticare ardentemente e sistematicamente la meditazione di insight fino a raggiungere il nibbāna, che è l’unico modo per porre fine alla sofferenza. Volere o desiderare serve a poco quando si tratta di far sorgere l’insight.
lunedì 2 aprile 2018
Walking yogi little song
a yogi is walking in the midst
stick on wise, avoid the dumbs
give a smile for everyone
feel the body, watch the mind
never let it go bewild
this is what the 'old sage' taught.
Ear the voices deep inside,
but don't let them make a sound
catch the thought that never rest
and disbelieve belongs to you.
Oh my dear, oh my dear,
those believes you care about
are the burden to drag on.
Let all go! Let all go!
Let them vanish straightaway
be in the fog or in the sky,
yu'll be happy, light and free
surfing streams you never met.
That's the end
of those old stories
get the long desired moment
get it Now! Don't hesitate!
Dive the void without a frame
find that hidden gate nowhere
Go for that! And don't come back!
Blow the eternal burning flame
watch that trembling smoking line
fade away without a trace.
This is the end. Finito.
Easter Solo Insight Retreat 31.03.2018
Questo canto è arrivato camminando di buon passo tra Montesanto e il bivio verso Albrona, sulle colline sopra Ponte dell'Olio.
E' venuto fuori nel mio miglior 'broken english', credo che dipenda dal ritmo influenzato dal passo sostenuto con il quale cerco di risistemare l'energia nel corpo dopo le lunghe ore di seduta.
In italiano non veniva cosi bene, ammesso che sia venuta bene cosi...
mercoledì 28 febbraio 2018
è il primo passo ...
C'è la realtà e c'è quello noi pensiamo sia la realtà,
quello che pensiamo del mondo. Prima o poi scopriamo che non sono la stessa
cosa. Quando le nostre convinzioni incontrano la realtà, la realtà vince ogni
volta. Meglio accorgersene..
Se non possiamo o non riusciamo a farlo farlo non andremo da nessuna
parte. È un poco come quei vecchi problemi che odiavi a scuola dove
hai sbagliato il primo passo e gli altri quindici passi sono sbagliati
automaticamente. Non puoi partire dalla premessa sbagliata e sperare di
arrivare alla giusta conclusione.
lunedì 19 febbraio 2018
Oggetti di meditazione in vipassana
Una delle cose più importanti in meditazione vipassana è l'oggetto di meditazione. Per 'oggetto di meditazione' si intende quell'aspetto dell'esperienza, nell'ambito dei fenomeni fisici e mentali, verso cui dirigiamo il focus della nostra attenzione con l'intenzione di sviluppare una consapevolezza continua e concentrata. Inizialmente può trattarsi di un generale 'body scan o viaggio nel corpo' che ci consente di entrare in contatto con tutte le parti e con le sensazioni generali che ne risultano in relazione alla postura scelta, alle condizioni relative all'ambiente che ci circonda. In seguito può essere più efficace ed opportuno restringere sempre di più il campo dell'esperienza, e quindi di scegliere un nostro oggetto di meditazione. Restringere il fuoco della nostra osservazione favorisce lo sviluppo della calma concentrata e ci consente al contempo di spostare più in profondità il potenziale dell'esperienza amplificando le caratteristiche e le qualità dei fenomeni osservati, siano essi fisici che mentali.
Una buona suggestione ci viene fornita dal modo in cui esso viene chiamato in lingua Pali, cioè 'kammatthana', che letteralmente significa “luogo di lavoro/attività”, esso è il “terreno o campo di esperienza” per la coltivazione degli stati mentali della concentrazione e della visione profonda.
giovedì 25 gennaio 2018
domenica 19 novembre 2017
meglio non girarci intorno...
E’ meglio non girarci troppo intorno, la pratica meditativa non è una gradevole passeggiata e nemmeno una tecnica di rilassamento per rilasciare lo stress o una via per trovare la gioia. È piuttosto un percorso attraverso l’oscurità interiore.
Pian piano ci scopriamo ad abbandonare tutte le idee, le convinzioni e tutto ciò che pensavamo di noi e del mondo. Vuol dire entrare nelle 'terre dell’ombra' e confrontarsi faccia a faccia con le parti che si muovono sottotraccia nel continuum mentale, quelle nobili, ma soprattutto quelle meno nobili, quelle espresse e quelle che se ne stanno in profondità, ben nascoste in stato di latenza, ma pronte ad attivarsi quando si presentano le condizioni..
È lì che incontriamo tutte le illusioni, gli attaccamenti alle costruzioni concettuali, le false idee di chi siamo e cosa ci facciamo nel mondo. È lì che avviene il paziente lavoro di smantellamento.
Pian piano ci scopriamo ad abbandonare tutte le idee, le convinzioni e tutto ciò che pensavamo di noi e del mondo. Vuol dire entrare nelle 'terre dell’ombra' e confrontarsi faccia a faccia con le parti che si muovono sottotraccia nel continuum mentale, quelle nobili, ma soprattutto quelle meno nobili, quelle espresse e quelle che se ne stanno in profondità, ben nascoste in stato di latenza, ma pronte ad attivarsi quando si presentano le condizioni..
È lì che incontriamo tutte le illusioni, gli attaccamenti alle costruzioni concettuali, le false idee di chi siamo e cosa ci facciamo nel mondo. È lì che avviene il paziente lavoro di smantellamento.
lunedì 6 novembre 2017
Le bolle, i pensieri, il divenire creativo
Con gli stessi occhi pieni di attenzione e stupore di un
bambino
che con un soffio crea le multi iridescenti bolle di sapone
per poi inseguirne rapito e affascinato
il fluttuante movimento
Ad ogni istante ognuno di noi attinge all’infinito serbatoio
della mente
e con il soffio dell’incessante divenire creativo
crea le multiformi possibilità dei flussi di pensiero
per poi inseguirne le mutevoli intenzioni
Proprio come le evanescenti bolle di sapone
si muovono nell’aria attorno
per poi svanire
Cosi i pensieri sorgono e vengono alimentati dai soffi di forze
sottili
inseguendo speranze, paure, emozioni, credenze,
convinzioni..
per poi svanire
Cosa resta al bimbo?
Se non lo stupore della creazione,
se non il riso divertito nel gioco,
se non una lacrima per quella bolla afferrata e subito
perduta
Cosa resta a noi?
Se non lo stupore della creazione,
se non il riso divertito nel gioco della vita,
se non una lacrima per quell’intenzione che si infrange
quando diventa vera
Resta il soffio creativo…
incessante, evanescente, affascinante, travolgente e
sconvolgente
che ci trascina e ci coinvolge nel mondo
Ma esiste un’altra possibilità, un’altra via,
di cui non si può raccontare nulla..
lunedì 16 ottobre 2017
Interessanti analogie
Ho trovato queste interessanti analogie tra gli scritti di Bohm (Fisico e fondatore della meccanica quantistica) e i due Udana 8.1 e 8.3 presenti Canone Pali e ascrivibili al Buddha. L'aspetto interessante è la grande distanza in termini di tempo e spazio con cui ambedue descrivono l'uno 'l'infinito' l'altro il 'Nibbana? Mi hanno colpito le forti analogie che ho trovato nei rispettivi testi. Cosa ne dite?
eccoli qui sotto:
'....il campo del finito è tutto ciò che possiamo vedere, sentire, toccare, ricordare e descrivere...
la qualità essenziale dell'infinito è, per contrasto, la sua impercettibilità, la sua intangibilità.
Questo suggerisce l'idea di una energia invisibile, ma pervasiva, alla quale risponde il mondo manifesto del finito. Questa energia si infonde in tutti gli esseri viventi; senza di essa qualsiasi organismo si disintegrerebbe nelle parti che lo compongono. Ciò che è veramente vivo, negli esseri viventi è questa energia che non è mai nata e mai morirà..'
David Bohm (1917-1992), Fisico, uno dei padri fondatori della meccanica quantistica
Udana 8.1
‘Vi è una dimensione dove non vi è terra, né acqua, né fuoco, né vento; non vi è la dimensione dell’infinità dello spazio, né la dimensione infinita della coscienza, né la dimensione del nulla, né la dimensione di né-percezione-né-non-percezione; non vi è questo mondo, né un altro mondo, né sole, né luna. E lì, io dico, non vi è giungere, né andare, né rimanere; né scomparire né sorgere: non è fisso, e nemmeno si evolve senza il sostegno degli oggetti mentali. Questa e solo questa, è la fine della sofferenza’
Udana 8.3
‘Vi è, monaci, un non-nato, un non-divenuto, un non-creato, un non-formato. Se non vi fosse quel non-nato, non-divenuto, non-creato, non-formato, non si potrebbe conoscere il processo di salvezza da ciò che è nato, divenuto, creato, formato. Ma poichè vi è un non-nato, un non-divenuto, un non-creato, un non-formato, si può conoscere il processo di salvezza da ciò che è nato, divenuto, creato, formato..estratti da: Udana 8.3: Nibbana Sutta – La completa Liberazione
Siddhattha Gotama - il Buddha 566 a.c - 486 a.c. (sulle date non c'è un completo accordo tra gli storici)
eccoli qui sotto:
'....il campo del finito è tutto ciò che possiamo vedere, sentire, toccare, ricordare e descrivere...
la qualità essenziale dell'infinito è, per contrasto, la sua impercettibilità, la sua intangibilità.
Questo suggerisce l'idea di una energia invisibile, ma pervasiva, alla quale risponde il mondo manifesto del finito. Questa energia si infonde in tutti gli esseri viventi; senza di essa qualsiasi organismo si disintegrerebbe nelle parti che lo compongono. Ciò che è veramente vivo, negli esseri viventi è questa energia che non è mai nata e mai morirà..'
David Bohm (1917-1992), Fisico, uno dei padri fondatori della meccanica quantistica
Udana 8.1
‘Vi è una dimensione dove non vi è terra, né acqua, né fuoco, né vento; non vi è la dimensione dell’infinità dello spazio, né la dimensione infinita della coscienza, né la dimensione del nulla, né la dimensione di né-percezione-né-non-percezione; non vi è questo mondo, né un altro mondo, né sole, né luna. E lì, io dico, non vi è giungere, né andare, né rimanere; né scomparire né sorgere: non è fisso, e nemmeno si evolve senza il sostegno degli oggetti mentali. Questa e solo questa, è la fine della sofferenza’
Udana 8.3
‘Vi è, monaci, un non-nato, un non-divenuto, un non-creato, un non-formato. Se non vi fosse quel non-nato, non-divenuto, non-creato, non-formato, non si potrebbe conoscere il processo di salvezza da ciò che è nato, divenuto, creato, formato. Ma poichè vi è un non-nato, un non-divenuto, un non-creato, un non-formato, si può conoscere il processo di salvezza da ciò che è nato, divenuto, creato, formato..estratti da: Udana 8.3: Nibbana Sutta – La completa Liberazione
Siddhattha Gotama - il Buddha 566 a.c - 486 a.c. (sulle date non c'è un completo accordo tra gli storici)
martedì 11 luglio 2017
La compagnia, la danza, l'incontro..
Questa intrigante immagine di Escher si titola 'Ontmoeting' - l'incontro.
Sembra una danza, luce ed ombra si incontrano dandosi la mano. Dall'ombra sembra scaturire la luce e nel cuore della luce si raccoglie l'ombra.
Parte del lavoro meditativo ha a che fare proprio con l'incontro con quelle parti luminose e oscure che si alternano nel flusso della coscienza.
Momento dopo momento, sensazione dopo sensazione, impressione dopo impressione, pensiero dopo pensiero, luce ed ombra si mostrano, si incontrano, si scambiano. Sorgono e passano, poi tornano in una danza senza fine.
Forse possiamo abbandonare la compagnia, lasciare che la danza continui senza di noi
Sembra una danza, luce ed ombra si incontrano dandosi la mano. Dall'ombra sembra scaturire la luce e nel cuore della luce si raccoglie l'ombra.
Parte del lavoro meditativo ha a che fare proprio con l'incontro con quelle parti luminose e oscure che si alternano nel flusso della coscienza.
Momento dopo momento, sensazione dopo sensazione, impressione dopo impressione, pensiero dopo pensiero, luce ed ombra si mostrano, si incontrano, si scambiano. Sorgono e passano, poi tornano in una danza senza fine.
Forse possiamo abbandonare la compagnia, lasciare che la danza continui senza di noi
lunedì 12 giugno 2017
Il Kammavibhanga sutta, non c'è da capire solo fare
In questo post traduco un sutta che ritengo importante per la comprensione dei risvolti etici che i nostri comportamenti hanno sul futuro delle nostre vite e su come, vita dopo vita, i risultati delle azioni compiute si dispiegano nella esistenza attuale e in quelle future. Qui il Buddha bacchetta un pò tutti Samiddhi, Udayin, e un pochino anche Ananda. Per non parlare di Potaliputta..
Ora, va detto che leggendo il sutta si capisce la ragione per cui tutti sono tutti un tantino confusi sull'argomento, il dispiegarsi del Kamma e dei suoi risultati non segue linee temporali e lineari, 2+2 non fanno 4. Le condizioni che si applicano nell'originare una rinascita o un risultato sono molteplici e non si muovono sulla linea temporale a cui sono abituati gli umani. Potrebbe essere che un malvagio negli ultimi istanti di esistenza abbia un continuum mentale in pace, oppure che il risultato di buone azioni compiute in qualche vita precedente maturino ed ecco che il risultato del momento di transizione alla nuova rinascita ne viene condizionato.
Potremmo usare la metafora del biglietto dell'autobus: ogni intenzione o azione corrisponde ad un ticket con una sua destinazione e un suo valore specifico. Ticket verde buono, leggero rinasci Deva o umano, bello e ricco a Saint Tropez, oppure ticket rosso no-buono, pesante ti tocca il terzo girone o chennesò minatore in qualche terribile angolo del pianeta.
Quindi, quando ci presentiamo con tutti i nostri ticket nello zainetto se i verdi sono tanti, le probabilità di una buona riuscita aumentano, ma potremmo avere tanti verdi di poco valore e un ticket rosso bello spesso che salta fuori. E son guai..
Comprendere le leggi del kamma è forse una illusione, ma tocca a noi presentarci belli leggeri ad ogni transizione....
Comprendere le leggi del kamma è forse una illusione, ma tocca a noi presentarci belli leggeri ad ogni transizione....
Come al solito la mia traduzione è del tutto personale e non vuole essere una fonte autorevole, traduco a modo mio da irregolare quale sono. In coda vi metto la versione inglese che ho utilizzato.
Traduco anche la breve intro di Khantipalo,. Buona lettura! Se ce la fate....
sabato 20 maggio 2017
Le Formazioni, illusioni e costruzioni
Sankhārā anattā.
Sankhārā ca hidam bhikkhave attā
abhavissamsu,
Nayidam sankhārā ābādhāya samvatteyyum,
Labbhetha ca sankhāresu,
Evam
me sankhārā hontu evam me sankhārā mā ahesunti.
Le formazioni (o processi mentali/pensieri/idee) non sono il
sé. Se i processi mentali fossero il sé, o monaci, questi processi mentali non si
presterebbero e non causerebbero insoddisfazione e disagio. Sarebbe possibile (per esempio) dire, per
quanto riguarda i processi mentali: 'possano questi processi mentali/pensieri/idee, essere così
o possano i questi processi mentali non essere così'.
Yasmā ca kho bhikkhave saṅkhārā anattā,
Tasmā saṅkhārā ābādhāya saṃvattanti,
Na ca labbhati saṅkhāresu,
Evaṃ me saṅkhārā hontu evaṃ me saṅkhārā
mā ahesunti.
Ma, o monaci, poichè le formazioni non
sono il sé, i processi mentali/pensieri/idee, si prestano e sono causa di insoddisfazione e disagio. Non è
possibile dire rispetto ai processi mentali/pensieri/idee: 'possano questi miei
processi mentali/pensieri/idee, essere così o possano i miei processi mentali non essere cosi'.
Breve estratto con traduzione dall'Anatta-lakkhana Sutta - Il Discorso sulla
caratteristica del non-sè.
Breve sintesi personale. Meglio non identificarsi troppo con quello che passa per la testa. Non funziona un granchè!
lunedì 8 maggio 2017
Majjhima Nikaya 20: Vitakkasanthâna Sutta – La rimozione dei pensieri distraenti
Chiunque abbia provato a meditare, si è subito reso conto di avere un limitato controllo rispetto all'invadenza dei pensieri nel campo della coscienza. Si tratta forse del primo, e in qualche caso destabilizzante, incontro con l'Anatta nel suo aspetto di 'assenza di controllo', da quel momento in poi a chi decide di proseguire non posso far mancare il mio 'benvenuto a bordo'. Qualsiasi sia l'oggetto su cui viene diretta l'attenzione, sia esso un fenomeno mentale o fisico, un oggetto di contemplazione, una visualizzazione, i pensieri reclamano con insistenza e un proprio spazio e, specialmente agli inizi, sembra quasi impossibile fermarli e limitarli.
Possono essere casuali come vaghi ricordi e immagini mentali, oppure riportano nel campo dell'attenzione dinamiche attive nella nostra vita, per cui ci ritroviamo a rielaborare o progettare e riprogettare azioni in una ruminazione che raramente trova poi uno sbocco concreto e valido
Risulta sorprendente con quanta facilità i nostri pensieri cambino direzione o cessino improvvisamene e quanto spesso si comportino come litiganti indisciplinati, interrompendosi continuamente gli uni con gli altri e rifiutandosi di ascoltare gli argomenti delle altre parti.
Possono essere casuali come vaghi ricordi e immagini mentali, oppure riportano nel campo dell'attenzione dinamiche attive nella nostra vita, per cui ci ritroviamo a rielaborare o progettare e riprogettare azioni in una ruminazione che raramente trova poi uno sbocco concreto e valido
Risulta sorprendente con quanta facilità i nostri pensieri cambino direzione o cessino improvvisamene e quanto spesso si comportino come litiganti indisciplinati, interrompendosi continuamente gli uni con gli altri e rifiutandosi di ascoltare gli argomenti delle altre parti.
Ancora, molte linee di pensiero restano rudimentali e non si traducono in volontà ed azione perchè manca il coraggio di accettarne le conseguenze pratiche, morali, etiche e intellettuali.
Più da vicino osserviamo la media delle nostre percezioni, pensieri o giudizi e più dovremo ammettere che molti di essi sono irrealizzabili. Sono solo il prodotto dell’abitudine, guidati da pregiudizi intellettuali, conformismi ideologici, preferenze e avversioni, osservazioni sbagliate o superficiali, spesso viziate da pigrizia od egoismo. Un tale sguardo in questi, troppo spesso trascurati, quartieri della mente può rappresentare un sano shock per l’osservatore, convincendolo della necessità di prendersi cura di quelle regioni in continuo movimento sotto il sottile strato superficiale della mente ordinaria, si tratta di zone oscure e crepuscolari che indeboliscono la forza e la lucidità della coscienza nel suo insieme.
Più da vicino osserviamo la media delle nostre percezioni, pensieri o giudizi e più dovremo ammettere che molti di essi sono irrealizzabili. Sono solo il prodotto dell’abitudine, guidati da pregiudizi intellettuali, conformismi ideologici, preferenze e avversioni, osservazioni sbagliate o superficiali, spesso viziate da pigrizia od egoismo. Un tale sguardo in questi, troppo spesso trascurati, quartieri della mente può rappresentare un sano shock per l’osservatore, convincendolo della necessità di prendersi cura di quelle regioni in continuo movimento sotto il sottile strato superficiale della mente ordinaria, si tratta di zone oscure e crepuscolari che indeboliscono la forza e la lucidità della coscienza nel suo insieme.
martedì 25 aprile 2017
Quando il Drago della vipassana entra in scena...
Dal libro di Bhante Sujiva: 'Footpaths through the wild mists of Mount Illusion' traduco liberamente un breve passaggio in cui, con il suo linguaggio 'story telling' tra il mitologico e l'onirico, ci racconta del sorgere di quel livello dell'Insight che consente il cambiamento di 'lignaggio', il passaggio all'altra sponda.
Ci racconta di un Drago molto speciale, forse un Naga, un essere da un altro piano di esistenza che appare all'improvviso per consentirci di compiere qualcosa che cambia per sempre quel che rimane da vivere, il salto evolutivo finale.
In effetti 'quel' passaggio è un passaggio di trascendenza e l'immagine del Drago, con le sue grandi ali su cui volare via, quel getto di fuoco purificatore con il quale bruciare tutti i residui di attaccamento, difetti mentali e sottili identificazioni è una immagine calzante se pensiamo al cambiamento radicale destinato ad aver luogo nel continuum della coscienza.
L'immagine del post qui a fianco rappresenta Virupakkha Re Guardiano delle regioni dell'Ovest che governa i Nagas. In una mano tiene in equilibrio il Mondo, mentre nell'altra governa e tiene a bada la potenza del Naga, il Drago!
Traduzione del brano (Attenzione però: si tratta di una traduzione libera e personale, intendendo proprio che lo traduco a modo mio, sotto la mia traduzione troverete il brano originale in inglese).
.....il Drago in vipassana, quando arriva, è invisibile e senza alcuna forma, non ha segni di riconoscimento (animitta). Si tratta di una creatura che appare e si manifesta oltre le normali apparenze, puro, non contaminato dalle cose del mondo. Ma grazie a lui superiamo ogni illusione e ostacolo!
Ci racconta di un Drago molto speciale, forse un Naga, un essere da un altro piano di esistenza che appare all'improvviso per consentirci di compiere qualcosa che cambia per sempre quel che rimane da vivere, il salto evolutivo finale.
In effetti 'quel' passaggio è un passaggio di trascendenza e l'immagine del Drago, con le sue grandi ali su cui volare via, quel getto di fuoco purificatore con il quale bruciare tutti i residui di attaccamento, difetti mentali e sottili identificazioni è una immagine calzante se pensiamo al cambiamento radicale destinato ad aver luogo nel continuum della coscienza.
L'immagine del post qui a fianco rappresenta Virupakkha Re Guardiano delle regioni dell'Ovest che governa i Nagas. In una mano tiene in equilibrio il Mondo, mentre nell'altra governa e tiene a bada la potenza del Naga, il Drago!
Traduzione del brano (Attenzione però: si tratta di una traduzione libera e personale, intendendo proprio che lo traduco a modo mio, sotto la mia traduzione troverete il brano originale in inglese).
.....il Drago in vipassana, quando arriva, è invisibile e senza alcuna forma, non ha segni di riconoscimento (animitta). Si tratta di una creatura che appare e si manifesta oltre le normali apparenze, puro, non contaminato dalle cose del mondo. Ma grazie a lui superiamo ogni illusione e ostacolo!
Iscriviti a:
Post (Atom)

























