Proseguo, dopo aver pubblicato le prefazioni con la pubblicazione del 1° capitolo di Abhidhamma nella vita quotidiana di Nina Van Gorkom. L'Abhidhamma è il terzo dei canestri della Canone Buddhista ed è un’esposizione dettagliata di tutte le realtà, costituisce una risorsa fondamentale per comprendere appieno la visione buddhista della mente e della realtà. La pubblicazione della versione italiana è stata curata da A.S.Comba. Inizio con la prefazione della Gorkom, seguita dalla prefazione all'edizione italiana di A.Comba.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Segnalo a tutti voi la pagina web di lulu.com di Antonella Comba nella quale pubblica i suoi lavori, potete trovare molte risorse di fondamentale per lo studio del buddhismo. Antonella ha tradotto dal Pali testi di grande importanza che è possibile scaricare in formato .pdf per consultazione, oppure riceverli rilegati.
Ad Antonella, amica e compagna nel Dhamma, va il mio personale ringraziamento per il suo lavoro.
Warning: questo capitolo è di grande importanza, mettete in circolo più neuroni che potete...
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CAPITOLO I
I quattro paramattha-dhamma (realtà
ultime)
Dice Buddhaghosa:
È stato detto:
come per designare un insieme di parti si usa la parola “carro”,
così, quando ci si riferisce agli aggregati,
si usa il comune appellativo di “essere vivente”.
[...]
Così in parecchie centinaia di Suttanta si
è parlato solo di “nome e forma” anziché di un “essere vivente” o di una
“persona”.
Perciò,
allorché gli assi, le ruote, il carrello, il timone ecc. costituiscono in
modo unitario un insieme di parti, ricevono il semplice appellativo comune di
“carro”; ma, in senso assoluto, se si analizza ciascuna parte, non c’è nulla
che si possa chiamare “carro” [...].
Proprio
allo stesso modo, quando sono presenti i cinque aggregati dell’attaccamento,
essi ricevono il semplice appellativo comune di “essere vivente”, di
“persona”; ma, in senso assoluto, se si analizza ciascun dhamma, non c’è nulla che si possa chiamare “essere vivente”, che
sia una base fisica per chi afferra [l’idea di] “Sono” (asmi) oppure “Io” (ahaṃ);
in senso assoluto c’è invece soltanto il “nome e forma”.

























