lunedì 21 gennaio 2019

Questo è il quinto della serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011. Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio o modifico alcune parti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore

Originazione 5
 
Dall’ignoranza sorgono le formazioni mentali

Il piacere sensuale è la fonte della felicità per la maggior parte delle persone. Il nibbāna, inteso come estinzione di mente e materia è indesiderabile, ma la via per conoscerlo appare difficile e dolorosa. Quindi molta gente cerca di trovare soddisfazione ai propri desideri attraverso l’azione corporea, verbale e mentale. Alcune di queste azioni possono essere morali, altre possono essere disoneste. La gente buona pratica la generosità, la moralità e la meditazione per trovare benessere dopo la morte, mentre altri fanno ricorso all’inganno o al furto per arricchirsi.

 Un sinonimo di kamma è saṅkhārā (formazioni mentali). Le formazioni mentali sono di tre tipi: 
  • fisiche, 
  • verbali
  • mentali. 
Le formazioni mentali presuppongono la volizione (cetanā). La funzione della volizione è di concepire, sollecitare o incitare. Come tale è la base di tutte le azioni salutari e non salutari come donare o uccidere. Il meditatore conosce la sua natura in modo empirico attraverso la contemplazione. C’è un’altra triplice classificazione delle formazioni mentali: 
  • kamma meritori con risultati favorevoli (puññābhisaṅkhārā),  
  • kamma non meritori con risultati sfavorevoli (apuññābhisaṅkhārā)
  • kamma imperturbabile (āneñjābhisaṅkhārā) che conduce ad arūpa-jhāna (lett. jhāna immobile).
Rūpa-jhāna e tutte le azioni salutari che hanno dei risultati kammici nel regno sensoriale sono classificati come puññābhisaṅkhārā. Puñña letteralmente significa “qualcosa che pulisce o purifica”. Proprio come si lava via lo sporco dal corpo con il sapone, allo stesso modo dobbiamo sbarazzarci delle impurità attraverso la generosità, la moralità e la meditazione. Questi atti meritori conducono al benessere e alla prosperità nella vita attuale e dopo la morte.

Un altro significato di puñña è la capacità di soddisfare il desiderio di chi agisce. Atti meritori aiutano a soddisfare diversi desideri umani, per esempio il desiderio di stare bene, di longevità, ricchezza, e così via. Se un atto meritorio è motivato dalla speranza del nibbāna, esso conduce a una vita che conduce alla meta. Altrimenti, può garantire la felicità e il benessere fino alla fine dell’ultima esistenza. Esso ha dei risultati kammici. Quindi puññābhisaṅkhāra è un atto meritorio con un risultato kammico benefico. 

Nella sfera sensuale (kāmāvacara) ci sono otto tipi di atti meritori e cinque tipi nella sfera della materialità sottile (rūpāvacara). Tutti questi possono essere sintetizzati come di tre tipi: generosità, moralità e meditazione. Fare gioiosamente delle offerte significa agire con una coscienza salutare, che dal punto di vista kammico è molto benefico. Per essere tale il donatore dovrebbe essere contento prima, durante e dopo l’atto del donare. Si dice che questo tipo di generosità è molto efficace. Il donatore potrebbe anche dare con indifferenza, ma se la mente è chiara l’atto ha un alto potenziale kammico. Qualunque atto di generosità basato sulla credenza in un kamma è razionale. Esso porta frutti come una rinascita senza alcuna predisposizione all’avidità, alla malevolenza e all’illusione. Un atto di generosità privo di riconoscimento del suo valore morale è salutare, ma non intelligente. Questo porterà a una rinascita senza molta intelligenza. Può portare frutti kammici nella vita quotidiana, ma non rende il donatore abbastanza intelligente da ottenere il Sentiero nella vita successiva.
Una persona può fare un atto meritorio senza essere stimolata dagli altri (asaṅkhārika-kusala). Un’altra può farlo solo quando viene indotta ((sasaṅkhārika kusala). Di questi due tipi di atti meritori, il primo porta più frutto del secondo. Quando moltiplichiamo i quattro tipi di atti meritori con queste due qualità, abbiamo un totale di otto tipi di coscienze salutari nella sfera sensoriale. Ogni volta che compiamo un atto meritorio, siamo spinti a farlo da uno di questi stati salutari. 

Quando pratichiamo la meditazione, dobbiamo iniziare con questi otto tipi di coscienze salutari.
Se si tratta di una meditazione di samatha, quando la concentrazione è ben sviluppata si può ottenere rūpāvacara-jhāna. Jhāna è la totale concentrazione della mente su un oggetto di addestramento mentale. Samatha jhāna è la concentrazione di mera tranquillità. La concentrazione jhānica è come un fuoco che brucia nell’aria immobile. Secondo il Sutta Piṭaka, il rūpāvacara jhāna è formato da quattro livelli, mentre secondo l’Abhidhamma ce ne sono cinque. I cinque tipi salutari di coscienza della materialità sottile (rūpakusala-citta) sono associati con i cinque jhāna. Essi sono accessibili solo attraverso la pratica di samatha che conduce ai jhāna. Il kamma meritorio include gli otto tipi salutari della coscienza della sfera dei sensi e i cinque jhāna.

Kamma non salutare

Il kamma non salutare è il contrario del kamma salutare. Questi atti immorali conducono ai regni inferiori e, nella vita umana, a disgrazie come bruttezza, infermità, e così via. I tipi immorali di coscienza sono di dodici tipi: 
  • otto radicate nell’avidità (lobha)
  • due radicate nella malevolenza (dosa)
  • due radicate nell’illusione (moha)
Quelle radicate nell’avidità possono o meno essere accompagnate da visione errata. Possono essere gioiose o indifferenti, e possono essere indotte (sasaṅkhārika) o spontanee (asaṅkhārika). La combinazione di questi tre fattori dà un totale di otto differenti tipi di coscienza non salutare radicata nell’avidità. Tutti i kamma basati sull’avidità sono motivati da uno di questi otto tipi di coscienza.

Le coscienze radicate nella malevolenza sono di due tipi: spontanea e indotta. La coscienza radicata nella malevolenza è l’origine della rabbia, dello scoramento, della paura e del disgusto.

Il dubbio (vicikicchā) e l’agitazione (uddhacca) sono i due tipi di coscienza radicata nell’ignoranza. Dubbio significa dubitare del Buddha, del suo insegnamento, dei suoi discepoli, della moralità, della concentrazione, della possibilità di una vita futura e così via.
L’agitazione riguarda la mente vagante che è distratta. Se non è trattenuta dalla meditazione, raramente la mente è calma, e di solito divaga. In ogni caso, a differenza degli altri undici tipi di coscienza salutare, l’agitazione non conduce agli stati inferiori.
Oltre ad una rinascita favorevole, i kamma non salutari di solito hanno dei cattivi effetti come la salute malferma.
Questi dodici kamma sono chiamati apuññābhisaṅkhārā.
Ovunque, la gente desidera essere felice, quindi si impegna per ottenere prosperità nella vita attuale e dopo la morte. Tuttavia, di solito sono l’avidità e la malevolenza a motivare le sue attività. La coscienza salutare è limitata a coloro che hanno amici saggi, che hanno udito il loro insegnamento e che pensano in modo razionale.
Dal punto di vista morale alcuni vanno alla deriva, ingannati dal loro insegnante egoista. Ai tempi del Buddha, un buddhista laico maltrattò dei monaci virtuosi. Alla sua morte diventò uno spirito famelico (peta) proprio nella latrina del medesimo monastero che aveva donato al Saṅgha. Quando Venerabile Moggallāna lo vide con il suo occhio divino egli gli raccontò del suo misfatto. Che terribile destino per un uomo che aveva aiutato materialmente il Saṅgha per ricavarne un benessere dopo la morte, ma egli fu mal indirizzato verso i reami inferiori dal suo insegnante. Questo dimostra che la persona di cui ricerchiamo la compagnia dovrebbe possedere non solo la profonda conoscenza, ma anche un carattere morale.

Il segno di una persona virtuosa è l’astensione da ogni atto, parola o pensiero dannosi per gli altri. Coloro che conservano la compagnia di amici saggi o di bhikkhu virtuosi hanno l’opportunità di udire il genuino Dhamma. Se pensano in modo saggio, il loro ragionamento li condurrà verso azioni, parole e pensieri morali. Per contro, insegnanti o amici corrotti, falsi insegnamenti, e pensieri inappropriati possono portare ad un disastro morale. Alcuni, che inizialmente avevano un carattere incontaminato, più tardi sono stati rovinati da pensieri corrotti. Si sono resi colpevoli di furto, rapina o appropriazione indebita e la loro buona reputazione precedente è stata danneggiata in modo irreparabile. Tutta la loro sofferenza ha avuto origine nell’illusione della felicità. Contrariamente alle loro aspettative, si sono trovati nei guai quando ormai era troppo tardi. Alcune cattive azioni non producono risultati kammici immediati, ma maturano a tempo debito e conducono alla sofferenza. Se la retribuzione non segue in questa vita colui che ha agito, essa si verificherà nelle vite successive. Questo è stato il destino del donatore poi diventato uno spirito famelico per le sue parole ingannevoli. Il suo malaccorto insegnante dopo la morte subì una sorte peggiore. Egli stava sotto al suo ex discepolo e doveva vivere dei suoi escrementi. Il risultato kammico delle sue cattive azioni fu terribile. Le aveva commesse per i suoi propri fini, ma esse gli si ritorsero contro ed egli dovette soffrire terribilmente a causa di esse.

Alcune persone di qua fanno sacrifici animali per ingraziarsi gli dèi per avere un raccolto abbondante, salute o sicurezza. Queste credenze primitive sono ancora prevalenti anche tra alcuni abitanti delle città. Alcuni adorano il Maestro Nat come se fosse il Buddha. Altri uccidono animali per dar da mangiare agli spiriti a scopo di offerta religiosa del cibo. Anche alcuni buddhisti ignoranti sono possibilisti riguardo a questa pratica. Qualunque sia lo spirito del donatore, uccidere ha risultati kammici negativi e non è un atto abile nonostante l’uccisore creda il contrario.

Un atto abile porta il marchio della purezza morale. Uccidere o nuocere a esseri viventi non può essere puro in nessun caso. Le vittime sono portate alla morte o a soffrire trattamenti crudeli solo perché non lo possono evitare e sicuramente se potranno li ripagheranno. Spesso le vittime implorano vendetta e così l’uccisore nella prossima esistenza verrà ucciso o subirà qualche altra retribuzione per la sua cattiva azione. Nelle scritture buddhiste si trovano molti esempi delle conseguenze di uccidere.

Alcuni desiderano una vita umana o celeste e si dedicano alla beneficenza, alla morale e alla meditazione. I loro atti meritori condurranno al benessere nelle vite future e quindi soddisferanno i loro desideri. Comunque, tutte le vite sono soggette a vecchiaia e morte e la vita umana è accompagnata da salute malferma e sofferenza mentale. Alcuni aspirano ai regni di Brahmā e praticano i jhāna. Essi potrebbero vivere felicemente per eoni come Brahmā, ma quando la vita finirà il suo corso rinasceranno come esseri umani o come deva. Qualunque atto non meritorio da loro commesso li porterà allora nei regni inferiori. Quindi anche la gloria della vita di Brahmā è un’illusione. 
L’illusione della felicità non si limita alla gente comune. L’illusione (vipallāsa) e l’ignoranza (avijjā) che fanno sembrare felicità la sofferenza trattengono nei primi due stadi del Nobile Sentiero, e anche Colui che non ritorna può ancora guardare erroneamente ai regni della materialità sottile e a quelli immateriali come sublimi. Quindi gli atti meritori sono lo scopo dei Nobili ai primi tre stadi del Sentiero. In ogni caso, la gente ordinaria è ammaliata da tutte le quattro illusioni e così considerano permanente ciò che è impermanente, l’infelicità come felicità, l’impersonale come personale e lo spiacevole come piacevole. A causa di questa errata visione e dell’ignoranza, tutte le azioni fisiche, verbali e mentali portano al kamma salutare o non salutare. Il kamma salutare sorge solo dall’intenzione associata a fede, energia, consapevolezza, etc. Lasciata da sola, la mente è soggetta a produrre kamma non salutare.

Fine di Originazione 5

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