domenica 13 maggio 2018

Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw - Originazione 1

Questo è il primo di una serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011.
Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio alcune parti meno rilevanti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore.

Questi insegnamenti sull’Originazione Dipendente del Ven. Mahāsī Sayādaw sono stati dati in tempi diversi ai praticanti che frequentavano il suo centro di meditazione di Rangoon. Come con tutti i discorsi del Ven. Sayādaw, questo insegnamento non è stato dato solo per ricavarne una conoscenza accademica. Sebbene qualche conoscenza teorica sia molto utile per lo sviluppo della meditazione, dobbiamo sempre sottolineare l’importanza di ottenere una personale esperienza delle verità insegnate dal Buddha attraverso la pratica della meditazione di insight. Solo l’intuizione della vera natura del proprio corpo-mente metterà fine al ciclo di sofferenza, e l’insight può scaturire solo attraverso una profonda concentrazione. A sua volta, la concentrazione dipende da una costante e ininterrotta consapevolezza, che richiede sforzo sostenuto per osservare tutti i fenomeni fisici e mentali. In breve, occorre praticare ardentemente e sistematicamente la meditazione di insight fino a raggiungere il nibbāna, che è l’unico modo per porre fine alla sofferenza. Volere o desiderare serve a poco quando si tratta di far sorgere l’insight.
La conoscenza ottenuta leggendo libri può aiutare, ma solo se ci ispira a praticare e a ottenere la personale esperienza del Dhamma. Se la nostra conoscenza rimane a un livello intellettuale, e non è applicata a livello pratico, non condurrà all’insight. Come la dottrina dell’Originazione Dipendente insegna, se le condizioni non sono presenti, i risultati non possono sorgere.

Nelle parole del Buddha: “Quello che avrebbe dovuto essere fatto da un insegnante per i suoi discepoli per compassione è stato fatto. Qui ci sono grandi alberi e luoghi solitari. Meditate, monaci, per non avere rimpianti più tardi.”

Ci sono molti centri di meditazione e monasteri, ritiri e gruppi di meditazione. Trovate un posto vicino che conduca allo sviluppo della concentrazione e dell’insight. Potrebbe essere ovunque – non deve essere necessariamente un posto sacro, è sufficiente che sia ragionevolmente tranquillo e isolato. Imparate il metodo corretto da un insegnante di meditazione, o da libri, se un insegnante adatto non è disponibile. Poi dedicate tempo e sforzi sufficienti per ottenere dei risultati.


                                                                        Capitolo 1 - Importanza della Dottrina

La dottrina del Paṭiccasamuppāda, o Originazione Dipendente, è centrale nel Buddhismo. Mentre il Bodhisatta rifletteva profondamente sulla natura dell’esistenza, realizzò la verità attraverso l’Originazione Dipendente, e ottenne l’illuminazione. Prima di diventare il Buddha nella sua ultima esistenza, egli esaminò la vecchiaia e la morte, come ogni altro Bodhisatta aveva fatto prima di lui. Perché solo dopo aver visto la miseria della vecchiaia, della malattia e della morte ha rinunciato al mondo per la ricerca del Senza morte.
Tutti gli esseri viventi vogliono evitare queste disgrazie, ma non possono sfuggirvi. Queste disgrazie li inseguono senza fine da un’esistenza all’altra in un processo perpetuo di nascita, invecchiamento, malattia e morte.

1.1  Riflessioni del Bodhisatta

Riflettendo sulla causa dell’invecchiare, il Bodhisatta risalì la catena dell’origine dipendente dalla fine fino all’inizio. Egli scoprì che la vecchiaia (jarā) e la morte (maraṇaṃ) hanno la loro origine nella nascita (jāti), che a sua volta è dovuta al divenire (bhava). Il divenire ha origine dall’attaccamento (upādāna), che è causato dal desiderio (taṇhā). Il desiderio sorge dalla sensazione (vedanā) prodotta dal contatto (phassa), che a sua volta dipende dalle sei basi sensoriali (saḷāyatana) come l’occhio e l’oggetto visibile. Le basi sensoriali sono il prodotto di mente e materia (nāmarūpa), che dipendono dalla coscienza (viññāṇa). La coscienza, a sua volta, dipende da mente e materia (nāmarūpa).

I testi Pāḷi completi sull’Originazione Dipendente attribuiscono la coscienza alle formazioni mentali (saṅkhārā), e le formazioni mentali all’ignoranza (avijjā). Comunque, la riflessione del Bodhisatta era limitata all’interdipendenza di mente e materia. In altre parole, egli rifletteva sulla correlazione tra coscienza da una parte e mente e materia dall’altra, trascurando la precedente relazione con l’esistenza passata. Possiamo presumere, perciò, che per i praticanti la riflessione sulla vita presente sia sufficiente per lo sviluppo favorevole dell’insight.
Per quanto riguarda la correlazione tra coscienza e mente e materia, il Bodhisatta pensò: “Questa coscienza non ha altra causa che la mente e la materia. Mente e materia producono la coscienza, e la coscienza sorge da mente e materia. Quindi, dalla correlazione tra coscienza e mente e materia, sorgono nascita, vecchiaia e morte – quindi ci possono essere successive nascite o successive morti.” Inoltre, la coscienza causa mente e materia, mentre mente e materia danno origine alle sei basi dei sensi.

In dipendenza dalle sei basi sensoriali sorge il contatto, il contatto porta alla sensazione, la sensazione dà origine al desiderio che si sviluppa in attaccamento e l’attaccamento sfocia nella rinascita. Questa, a sua volta, conduce a vecchiaia, malattia, ansia, afflizione e altri tipi di sofferenza mentale e fisica.

Poi il Bodhisatta rifletté sull’ordine inverso dell’Originazione Dipendente.
Senza coscienza, mente e materia non possono sorgere, e così via. Spezzare il primo legame nella catena di causazione sradica la sofferenza che ci affligge costantemente attraverso il saṃsāra. Dopo questa riflessione sull’Originazione Dipendente nel suo ordine in avanti e all’indietro, il Bodhisatta contemplò la natura degli aggregati dell’attaccamento. Allora egli ottenne i successivi insight e la fruizione del Nobile Sentiero e alla fine diventò un Buddha perfettamente illuminato.

Tutti i Bodhisatta ottengono la suprema illuminazione dopo una tale contemplazione. La loro pratica non proviene da un insegnamento esterno, ma, in virtù delle loro perfezioni (pāramī), accumulate attraverso innumerevoli vite, essi possono contemplare in questo modo e raggiungere l’illuminazione.

1.1  Oltre il ragionamento e la speculazione

Quando il Buddha, inizialmente, rifletteva se insegnare o meno, pensò: “Questa verità che ho realizzato è molto profonda. Sebbene sia sublime e conduca alla pace interiore, è difficile da comprendere. Poiché è sottile e non accessibile al mero intelletto e alla mera logica, può essere realizzata solo dal saggio.”
Grandi pensatori di tutte le culture hanno riflettuto profondamente sulla libertà dalla miseria della vecchiaia, della malattia e della morte,  questa libertà, nel buddhismo, corrisponde al nibbāna, che è al di della portata di ragione e intelletto. Essa può essere realizzata solo attraverso la pratica del giusto metodo di meditazione di insight.
La maggior parte dei grandi pensatori ha fatto assegnamento sull’intelletto e sul ragionamento logico per elaborare diversi principi per il benessere dell’umanità. Poiché questi principi erano basati su speculazioni, essi non aiutano a ottenere insight e men che meno la meta suprema del nibbāna. Perfino il grado più basso di insight, ossia la conoscenza analitica di mente e materia (nāmarūpa-pariccheda-ñāṇa), non può essere realizzato in modo intellettuale.
Questo insight sorge sono quando si osservano i processi mentali e fisici attraverso il metodo sistematico della consapevolezza (satipaṭṭhāna), e quando, con lo sviluppo della concentrazione, si distingue tra fenomeni fisici e mentali – per esempio, tra il desiderio di piegare la mano e la mano piegata, o tra il suono e l’udire. Questa conoscenza non è vaga o speculativa, ma vivida ed empirica.
I testi Pāḷi dicono che mente e materia sono in costante cambiamento, e che noi dovremmo osservare il loro sorgere e svanire. In ogni caso, per il meditatore principiante, questo è più facile dirlo che farlo. Occorre esercitare un continuo sforzo per superare gli impedimenti mentali (nīvaraṇa). Perfino la libertà da questi impedimenti aiuta solo a distinguere tra mente e materia, e non assicura l’insight del processo del loro sorgere e passare. Questo insight si ottiene sono sulla base di una forte concentrazione e di un’acuta percezione sviluppata attraverso la pratica della consapevolezza. La continua consapevolezza del sorgere e svanire dei fenomeni conduce all’insight delle loro caratteristiche di impermanenza (anicca), insoddisfazione (dukkha), e non sé (anattā). Quindi, il Dhamma è descritto come qualcosa che va al di là della logica e dell’intelletto.

Fine di Originazione 1
 





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